lunedì 27 aprile 2026

I PROGETTI SCUOLA ABC - A SPASSO CON ABC ARRIVANO IN CIOCIARIA - LA TENACIA DEI SOGNI

 

PROGETTI SCUOLA ABC

 

“A spasso con ABC – Un altro sguardo”

Studentesse e studenti in Ciociaria – La tenacia dei sogni

Dopo aver seguito le tracce di Caravaggio a Roma e aver fatto tappa a Sabaudia, Viterbo e Bruxelles, il viaggio di A spasso con ABC – Un altro Sguardo continua, accompagnando studenti e studentesse in un percorso fatto di scoperte, incontri e nuove prospettive, all’interno dei Progetti Scuola ABC.

I Progetti Scuola ABC sono promossi dall’Assessorato Lavoro, Scuola, Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica della Regione Lazio, nell’ambito del PR FSE+ Lazio 2021-2027, insieme all’Assessorato alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale, attraverso Zètema Progetto Cultura, con il sostegno della Fondazione Roma Lazio Film Commission. Un impegno condiviso per offrire alle nuove generazioni strumenti diversi per leggere il presente e il passato: dal cinema e l’audiovisivo con Cinema, Storia & Società, alla scoperta dei territori con A spasso con ABC, fino alla riflessione sul valore delle parole e sulla crescita emotiva con Il senso delle parole. Esperienze vive, partecipate, che mettono al centro il dialogo tra studenti, esperti, artisti e protagonisti della cultura.

L’ultima tappa di A spasso con ABC – Un altro Sguardo, prima della premiazione del concorso il 15 maggio al Teatro Palladium, ha portato gli studenti e le studentesse delle scuole superiori di Roma e del Lazio in Ciociaria per due giornate dense di incontri e suggestioni.

Un territorio, quello della Ciociaria, che negli ultimi anni ha saputo rafforzare e valorizzare la propria identità culturale, anche grazie a un percorso condiviso che ha visto città come Anagni, Alatri, Veroli, Isola del Liri e Ferentino a candidarsi insieme a Capitale Italiana della Cultura. Un segnale importante di collaborazione e visione, che racconta la crescita di un sistema territoriale sempre più consapevole del proprio patrimonio storico, artistico e paesaggistico.

Il viaggio è iniziato ad Anagni, la “Città dei Papi”, uno dei borghi medievali più affascinanti del Lazio. Nella sala consiliare, i ragazzi sono stati accolti da Giovanna Pugliese, Coordinatrice dei Progetti Scuola ABC, Carlo Marino, Assessore alla Cultura del Comune di Anagni, e dallo scrittore Vins Gallico, Direttore editoriale podcast Fandango, insieme agli studenti e alle studentesse del Liceo Classico Statale Dante Alighieri di Anagni per uno speciale benvenuto. Da lì ha preso il via la visita ai luoghi simbolo della città: la Cattedrale, il Palazzo di Bonifacio VIII — legato al celebre “Schiaffo di Anagni” — e il suggestivo borgo medievale.

La tappa successiva è stata Alatri, la “Città dei Ciclopi”, tra le più antiche del Lazio. Qui, dopo i saluti istituzionali del Sindaco Maurizio Cianfrocca e dell’Assessora all’Istruzione e alle Politiche Giovanili Simona Pelorossi, e l’incontro con le classi del Liceo Statale Luigi Pietrobono, gli studenti e le studentesse hanno proseguito il loro percorso fino all’Acropoli della Civita, affascinati dalle imponenti mura megalitiche, ancora oggi oggetto di studio e mistero. Proprio tra Anagni, Alatri e Fiuggi, Vins Gallico ha guidato i ragazzi in una riflessione sul tema La tenacia dei sogni, intrecciando sogni individuali e collettivi, spesso in tensione ma fondamentali per immaginare il futuro.

A Fiuggi, accolti da Sara Battisti, Consigliera Regionale del Lazio, gli studenti e le studentesse hanno partecipato al Teatro Comunale allo spettacolo interattivo “Schermo riflesso”, performance di teatro forum sul cyberbullismo a cura della Compagnia Walden, da un’idea di Antonia Fama: un momento intenso, che li ha visti protagonisti attivi, stimolando confronto e consapevolezza sul tema.

La due giorni si è conclusa con le tappe di Veroli e Isola del Liri. A Veroli, nella sala consiliare, l’accoglienza del Sindaco Germano Caperna, dell’Assessora alla Cultura Francesca Cerquozzi e dei rappresentanti del Liceo Scientifico Statale Giovanni Sulpicio ha introdotto la visita al Museo Civico Archeologico “I luoghi del tempo” e al Cinema Sala Trulli, dove gli studenti hanno preso parte a letture dedicate alla Giornata Mondiale della Terra, a cura di TDO Compagnia Teatrale, un’occasione per riflettere insieme sull’importanza della tutela dell’ambiente e del nostro pianeta.

Prima del rientro a Roma, l’ultima tappa all’Isola del Liri, con la sua suggestiva Cascata Grande — uno dei pochi esempi al mondo di cascata che si getta nel cuore di una città — ha regalato un momento di meraviglia condivisa. A salutare i ragazzi e le ragazze Sara Battisti, Consigliera Regionale del Lazio, Massimiliano Quadrini, Sindaco del Comune, e Stefano Vitale, Assessore alla Cultura.

Un viaggio che è stato molto più di una visita: un’esperienza capace di intrecciare territori, storie e persone, lasciando negli studenti uno sguardo nuovo con cui osservare il mondo.

 

 

Per maggiori informazioni:

https://www.progettoabc.it/
https://www.facebook.com/ProgettoABC
https://www.instagram.com/progetto_abc/

Quasi Paradiso. Fotografia dell'era coloniale nell'arte contemporanea

 

QUASI UN PARADISO

Fotografia dell'era coloniale

nell'arte contemporanea

 

Museo Rietberg

Zurigo, CH

16 aprile – 6 settembre 2026

 

È aperta al pubblico, visitabile fino al 6 settembre 2026, al Museum Rietberg di Zurigo Quasi un paradiso. Fotografia dell'era coloniale nell'arte contemporanea, una mostra collettiva di artisti di fama internazionale provenienti o appartenenti alle diaspore di Africa, Americhe, Asia, Australia e Oceania che lavorano con materiale visivo dell'era coloniale per raccontare quali storie sono nascoste nelle fotografie storiche e in che modo gli artisti contemporanei le hanno portate alla luce

Le loro opere – poetiche, critiche, visionarie – indagano come tali immagini definiscano identità, storia, senso di appartenenza e come possano essere reinterpretate. Queste opere rivelano un potere di guarigione che trascende i contesti storici specifici e che può toccare ciascuno di noi.

Venti artisti rinomati esplorano lo stato attuale di questo patrimonio fotografico attraverso quattro sezioni tematiche, agendo come archivisti, come contro-sguardo al punto di vista coloniale, come forze protettive e come potenti narratori che danno spazio a storie nascoste. Composte da fotografie, tessuti, film e sculture, le loro opere espandono i confini del medium fotografico e intrecciano domande legate alla propria identità e alle memorie collettive. 

Ciò che le accomuna è un atteggiamento di speranza: la memoria rimane fluida e capace di resistere. Emerge così un cosmo visionario di immagini che sovverte le narrazioni familiari e mette in luce storie non raccontate. Cosa accadrebbe se questi mondi visivi diventassero reali? Possiamo ritrovare un tipo di paradiso quando la storia viene raccontata in polifonia? E quale potere esercitano le immagini che vediamo ogni giorno, prima ancora che iniziamo a interrogarle?

 

LE QUATTRO SEZIONI TEMATICHE

 

MUTAZIONI

Sono state scattate milioni di fotografie dall’invenzione del mezzo, ma questa eredità rimane distribuita in modo diseguale. In molti luoghi al di fuori dell’Europa, mancano fotografie che documentino il passato delle comunità, offrendo risposte sulle loro origini, memorie, appartenenze. Senza fotografie, una parte della loro storia rimane nascosta. Nella prima sezione della mostra, gli artisti reagiscono a questa assenza creando i propri archivi. Le loro opere rendono visibile ciò che è stato tramandato – e ciò che è andato perduto.

 

Artisti selezionati

Dinh Q. Lê (1968–2024, Vietnam). Cercando nei mercatini di Ho Chi Minh City le fotografie perdute della propria famiglia, ha scoperto migliaia di immagini appartenute a famiglie costrette alla fuga. In Crossing the Farther Shore, intreccia queste fotografie in grandi strutture cubiche che restituiscono un volto alle storie raramente raccontate della vita quotidiana nel Vietnam del Sud prima della guerra.

 

Rosana Paulino (nata 1967, Brasile) denuncia la mancanza di documentazione visiva delle persone nere nella memoria culturale brasiliana. La sua opera monumentale Parede da Memória (Muro della Memoria) ripete gli stessi undici ritratti 750 volte, rendendo impossibile ignorare le lacune della memoria collettiva.

 

Cédric Kouamé (nato 1992, Costa d’Avorio). Con The Gifted Mold Archive, esplora la materialità della fotografia. La mancanza di misure di conservazione in Costa d’Avorio ha fatto sì che molte fotografie si deteriorassero: questa decomposizione genera nuove composizioni e spazi inattesi per l’interpretazione.

 

CONFRONTO

La colonizzazione si è sviluppata parallelamente alla diffusione della fotografia in tutto il mondo. La macchina fotografica ha agito come uno strumento capace di rappresentare i popoli colonizzati come “altri”, come diversi. Queste immagini furono riprodotte in massa in riviste e cartoline, diventando parte integrante della nostra memoria visiva collettiva. Ma le immagini non si limitano a plasmare il modo in cui vediamo il mondo: stabiliscono anche ciò che crediamo di essere. Gli artisti presentati nella seconda sezione della mostra traggono forza e resistenza proprio da questi stereotipi coloniali. Cercano fotografie del passato, le decostruiscono e danno loro nuovi significati, reinterpretando ciò che era stato imposto come verità visiva.

 

Artisti selezionati

Wendy Red Star (1981, USA). Nella serie Four Seasons, prende di mira con ironia e precisione le fotografie storiche dei nativi nordamericani. I suoi autoritratti messi in scena deridono l’idea romantica secondo cui gli indigeni vivessero in perfetta armonia con la natura: lo fa utilizzando paesaggi artificiali, fiori di plastica, erba sintetica e animali gonfiabili.

 

Omar Victor Diop (1980, Senegal). Nel progetto Being There (in collaborazione con Lee Shulman, 1973, Regno Unito), si inserisce retroattivamente in scene della vita quotidiana della popolazione bianca degli Stati Uniti degli anni ’50 e ’60. Con naturale sicurezza, appare in situazioni da cui, come uomo nero, sarebbe stato escluso a causa della segregazione razziale.

 

Yuki Kihara (1975, Samoa). Nel video First Impressions: Paul Gauguin, crea una satira in stile talk show. I partecipanti discutono in modo irriverente i dipinti tahitiani di Paul Gauguin, affrontando le sue rappresentazioni stereotipate del genere e sviluppando letture queer che ribaltano l’iconografia del pittore.

 

CURA

Nel corso del tempo, le fotografie storiche hanno spesso mostrato ingiustizie. In tutto il mondo, la macchina fotografica ha documentato lo sfruttamento dei corpi e della terra. Gli artisti della terza sezione reagiscono a queste immagini storiche con una forma di empatia radicale. Intervengono nelle fotografie, cercando di proteggere coloro che hanno subito ingiustizie davanti – e oltre – l’obiettivo. Queste opere ci ricordano che il passato non è davvero passato: le sue eco sono ancora avvertibili nel presente.

 

Artisti selezionati

Sasha Huber (1975, Svizzera). Mostra come le fotografie storiche possano essere “rammendate” nella serie Tailoring Freedom. Con un gesto di cura furiosa, utilizza una graffettatrice per intervenire sulle immagini realizzate dal naturalista svizzero-americano Louis Agassiz, che nel 1850 fece fotografare persone schiavizzate nude nel tentativo di sostenere la sua teoria della “gerarchia delle razze”. Le graffette perforano l’immagine, creando un’armatura che protegge i soggetti rappresentati, sottraendoli allo sguardo colonialista.

 

Nel 1882, il pittore e fotografo statunitense Thomas Eakins realizzò fotografie di una bambina nera nuda. Oggi, queste immagini rivelano quanto i corpi dei bambini neri fossero sessualizzati e oggettificati. Mary Enoch Elizabeth Baxter (1981, USA). Interviene in quel momento fotografico, utilizzando il proprio corpo come uno scudo protettivo per la bambina.

 

Zenaéca Singh (2000, Sudafrica). I suoi antenati furono condotti dall’India alla colonia di Natal (attuale Sudafrica) come lavoratori a contratto nelle piantagioni di zucchero. Per Singh, lo zucchero non è solo un soggetto artistico: è una materia viva della memoria familiare. Incorpora le fotografie della sua famiglia nel vetro di zucchero, creando immagini fragili e luminose che invitano a uno sguardo intimo sulla propria storia.

 

IN THE PHOTO FANTASTIC

Le lacune nella storia scritta, le fratture nella propria biografia o le informazioni mancanti sulle persone raffigurate costituiscono il punto di partenza della sezione finale della mostra. Qui, gli artisti si basano sui metodi della critical fabulation sviluppati da Saidiya Hartman, in cui i vuoti della storia vengono colmati attraverso modalità immaginative. Gli artisti si dedicano a questa pratica visiva speculativa, che si costruisce a partire da frammenti storici, dando origine a scene in cui memoria e fantasia si intrecciano. Le figure rappresentate assumono nuovi ruoli, voci e identità. Gli artisti riescono così a liberare tali figure e a condurle in uno spazio ricco di possibilità, dove passato, presente e futuro si mescolano e dove, per un momento, il paradiso sembra a portata di mano.

 

Artisti selezionati

Raphaël Barontini (1984, Francia). La sua arte è popolata da eroine che la storia ha ignorato. La sua ultima opera è basata su Nobosudru, una donna proveniente dall’attuale Repubblica Democratica del Congo, il cui ritratto fu scattato durante un viaggio in Africa organizzato da Citroën nel 1924–25. In Europa, la sua immagine divenne un simbolo della figura della “donna africana”. Barontini immagina quell’incontro dal punto di vista di Nobosudru, invertendo lo sguardo coloniale. Non più soggetto passivo della rappresentazione, ma autrice della propria storia.

 

Andrea Chung (1978, USA). Rielabora il mito afrofuturista di Drexciya, secondo cui le donne africane incinte, gettate in mare dalle navi negriere, avrebbero dato alla luce bambini capaci di vivere sott’acqua. Questi bambini avrebbero fondato un regno sottomarino paradisiaco, dove il trauma della schiavitù si trasforma in una storia di sopravvivenza, resistenza e futurismo nero. Chung immagina un museo per gli abitanti di Drexciya. Nelle sue opere compaiono i volti di donne nere tratti da fotografie storiche della collezione del Museo Rietberg, restituendo loro nuova visibilità.

 

FOTOGRAFIE STORICHE

Il Museum Rietberg custodisce una vasta collezione di fotografie scattate in Africa e in Asia tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Tra queste vi sono documentazioni visive etnografiche e coloniali, nonché fotografie di studio realizzate da fotografi africani e asiatici. Queste fotografie costituiscono un sottile filo conduttore che attraversa tutte le sezioni della mostra e, nelle loro nuove opere, gli artisti vi hanno attinto per rendere visibili i messaggi nascosti in queste immagini.

Un film prodotto per una parte della mostra presenta le domande sollevate, le prospettive aperte e le interpretazioni offerte da questa collezione. Cattura momenti chiave di un workshop tenutosi presso il Museum Rietberg alla fine di marzo 2025, durante il quale artisti, ricercatori e curatori hanno studiato e lavorato insieme sulla collezione fotografica del museo.

In questo spazio, i visitatori sono inoltre invitati a riflettere sulle proprie fotografie. Che cosa possono dirci le immagini sulla nostra storia e sui nostri ricordi? In che modo la nostra capacità di ricordare è influenzata dall’osservazione delle fotografie? Cittadini di Zurigo ci hanno permesso di dare uno sguardo ai loro album fotografici personali, condividendo con noi le loro storie. Questi archivi visivi personali crescono nel corso della mostra, creando un nuovo spazio di polifonia visiva.

 

Pubblicazione

La mostra è accompagnata da un catalogo dettagliato, pubblicato in tedesco e inglese da Spector Books. Il catalogo è disponibile nel negozio del museo.

 

Rietberg Museum

Il Museo Rietberg di Zurigo è uno dei più grandi musei d'arte della Svizzera. È dedicato all'arte delle culture tradizionali e contemporanee di Asia, Africa, America e Oceania. Le collezioni del museo comprendono 32.600 oggetti e 49.000 fotografie. Gli oggetti sono in gran parte accessibili nelle sale del museo e nel deposito aperto al pubblico. Le attività del Museo Rietberg sono caratterizzate da un alto livello di professionalità, inclusione e diversità e si rivolgono a un pubblico locale e internazionale. Il museo testimonia il legame della città di Zurigo con le culture del mondo e sensibilizza i singoli risultati artistici e la diversità religiosa e sociale. In questo modo, svolge un'importante missione culturale in un mondo sempre più globalizzato.

Le collezioni di fama internazionale costituiscono la base di tutte le attività del museo e ne determinano la reputazione. Le opere richiedono una ricerca scientifica continua, compresa la ricerca sulla provenienza, rispetto alla quale il museo mantiene un approccio trasparente: i risultati della ricerca, sono ampiamente accessibili online e i curatori a disposizione per ogni domanda o chiarimento. Il Museo Rietberg è connesso a una rete di esperti nei vari settori culturali e a istituzioni culturali e collezionisti, sia a livello locale che internazionale. Nel dialogo con i Paesi d'origine, si concentra su collaborazioni a lungo termine, ad esempio, in Camerun, Perù, India e Pakistan. Il museo organizza due o tre grandi mostre temporanee all'anno, integrate da tre o quattro mostre più piccole che attingono alle sue collezioni interne. Le mostre temporanee sono prodotte talvolta all’interno del Museo e in altre occasioni sono il frutto di collaborazioni internazionali con musei e istituzioni dei Paesi d'origine e vogliono promuovere le culture extraeuropee e l'idea di tolleranza, dando così un esempio del cosmopolitismo della città di Zurigo.

Il programma di edutainment del museo offre un'ampia gamma di attività ludiche ed educative con visite guidate, conferenze e laboratori, per il pubblico in generale, per i più piccoli come pure per gruppi, per professionisti, studenti o insegnanti. Uno dei compiti del museo è la conservazione e la manutenzione del complesso storico del Rietberg - una combinazione unica di arte extraeuropea (mostre e attività museali), storia locale (Villa Wesendonck, Park-Villa Rieter, Villa Schönberg), architettura contemporanea (lo Smaragd degli architetti Krischanitz/Grazioli e il padiglione estivo di Shigeru Ban) e la natura del parco da preservare.

 

QUASI UN PARADISO.

FOTOGRAFIA DELL’ERA COLONIALE  NELL’ARTE CONTEMPORANEA

16 aprile 2026 – 6 settembre 2026

 

Museo Rietberg, Zurigo

Kunst der Welt in Zürich

Galblerstrasse 15 - 8002 Zürich, Svizzera

rietberg.ch | @museumrietberg

 

Orari

Aperto dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00, il giovedì aperto fino alle 20.00.

Lunedì chiuso


Costo del biglietto

CHF 18 intero / CHF 14 ridotto / gratuito <16 anni 

 

Come arrivare: Tram 7 in direzione Wollishofen fino alla fermata "Museum Rietberg" (quattro fermate dopo Paradeplatz). Sono disponibili solo parcheggi per disabili

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CLUB - CANZONI SOTTO LA PELLE; un viaggio tra sogni , paure e desideri dei giovani attraverso la musica, su RaiPlay dall'8 maggio

 

IL CLUB - CANZONI SOTTO LA PELLE
Un viaggio autentico tra sogni, paure e desideri
 
Dall’8 maggio su RaiPlay
Con Federica Gentile e Niccolò Agliardi 
 
 
C'è un’età fragile in cui tutto brucia: l'adolescenza e la sua eco nei vent’anni. È il tempo delle domande senza risposta, dei sentimenti gridati in silenzio, dei corpi che si trasformano e non si riconoscono. Un tempo in cui si ha più bisogno di essere capiti, ma si fatica a dirlo; dove una strofa può lasciare segni indelebili, regalare emozioni e custodire ricordi. Dall’8 maggio arriva su RaiPlay “Il Club - Canzoni sotto la pelle” un talk-show musicale dedicato ai giovani e alla loro crescita, condotto da Federica Gentile e Niccolò Agliardi, uno spazio intimo, ma collettivo, dove le parole arrivano dalle canzoni. Dieci puntate in cui coppie di artisti con i loro brani si confrontano con un gruppo di ragazzi, tra i 18 e i 25 anni presenti in studio: la musica diventa un linguaggio per raccontare sogni, paure e desideri di un’età complessa e di passaggio.
 
Tra gli ospiti delle puntate: Niccolò Fabi e Ensi, Piero Pelù e Dargen D’Amico, Levante e Gaia, Michele Bravi e Aiello, Marco Masini e Anastasio, Ditonellapiaga ed Emma Nolde, Malika Ayane e Rancore, Francesca Michielin e Margerita Vicario, Paola Iezzi e Willie Peyote, Jack Savoretti- Leo Gassmann.
 
 
«Il format – sottolinea Marcello Ciannamea, direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali - punta ad arrivare dritto alle emozioni, proprio quelle che si nascondono “sotto la pelle “del nostro pubblico, raggiungendolo in quello spazio meraviglioso, contraddittorio ma fragile che è l’adolescenza. La musica diventa un linguaggio universale e allo stesso tempo intimo, capace di penetrare i cuori e dare voce alla loro sensibilità. Una strofa ripresa e canticchiata racconta più di mille confessioni che, spesso, per pudore restano solo parole mute».
 
«Siamo partiti dal nostro vissuto, quello di oggi e quello di ieri – prosegue Federica Gentile.  Quante volte i ragazzi non si sentono compresi dagli adulti. Quante volte abbiamo detto, o ci siamo sentiti dire “che ne sai tu di me”? Mentre, al contrario, spesso basta il verso di una canzone per restituire e restituirci l’immagine più fedele di noi e del nostro sentire. Il "Club- canzoni sotto la pelle” presenta quei brani che sono arrivati dritti negli animi e hanno lasciato segni indelebili».

«Non rimpiango i miei vent’anni -conclude Niccolò Agliardi: li ho vissuti fino in fondo, scombinati e storti. Oggi, incrociando i ragazzi alla fine dell’adolescenza, ai concerti, nelle scuole, nei luoghi fragili resto sempre colpito dalle loro profondità nascoste. I sentimenti ci sono, fortissimi e teneri; ma trattenuti da un pudore che li rende spesso muti, tra pari. Il Club parte da qui, dalle canzoni vere, quelle nate per necessità. Ne ho scritte alcune nella mia vita e ne conosco vizi e virtù. So che quelle che gli amici artisti ci hanno portato, forse non risolveranno nulla, ma apriranno, per tutti, nuovi spiragli e nuove domande.»
 
“Il Club - Canzoni sotto la pelle” è un original Rai Contenuti Digitali e Transmediali direttore Marcello Ciannamea, scritto e condotto da Federica Gentile e Niccolò Agliardi, regia di Dimitri Patrizi.
Il 15 maggio su RaiPlay il prossimo boxset con gli altri 5 episodi.

venerdì 24 aprile 2026

Perspectives di Simone Basile con John Patitucci e Antonio Cerfeda

 

Simone Basile con John Patitucci e Antonio Cerfeda

Perspectives

il nuovo album in uscita venerdì 24 aprile 2026

Il chitarrista e compositore Simone Basile presenta Perspectives, il nuovo album in uscita il 24 aprile 2026 per Encore Music. Registrato nello storico Bunker Studio di New York e impreziosito dalla partecipazione del bassista John Patitucci, il disco mette in luce l’eleganza compositiva, la maturità espressiva e la ricerca sonora, che definiscono oggi il percorso artistico di Simone Basile.

 

Interamente composto e ideato da Simone Basile, Perspectives vede il leader alla chitarra, Antonio Cerfeda alla batteria e John Patitucci al basso. Musicista di riferimento della scena internazionale, Patitucci ha legato il proprio nome a collaborazione storiche come Chick Corea, Manhattan Transfer o Roger Waters. «We did it kind of in the style of some of the older Pat Metheny records, like Bright Size Life», racconta Patitucci, richiamando una direzione musicale che ha unito lirismo e interplay.

 

L’album nasce al termine di una lunga tournée che ha portato Basile in Cina, Giappone e Stati Uniti. Nel giugno 2025, durante l’ultima tappa newyorkese, l’incontro con Patitucci si trasforma nell’occasione concreta di dare forma a un progetto condiviso. Insieme ad Antonio Cerfeda, i tre musicisti entrano così nel Bunker Studio di New York, spazio creativo che negli anni ha ospitato artisti come Brad Mehldau, Brian Blade e Mark Giuliana.

 

Perspectives è un disco che non pretende di dare risposte definitive, ma invita ad aprire lo sguardo e l’ascolto. Ogni musicista trova la propria voce nel confronto con l’altro, in un equilibrio costante tra suono e silenzio. Visioni e prospettive diverse convivono e si intrecciano in un linguaggio essenziale, dove il virtuosismo resta sempre misurato e al servizio della musica.

 

Tutti i brani portano la firma di Simone Basile, che - anche grazie al lavoro del tecnico del suono John Davis - ha dato vita a un album di ampio respiro, solido e autentico. Il suono, limpido e ricercato, guarda alla scena jazz newyorkese contemporanea, da sempre attenta alla qualità dell’interplay e alla raffinata ricerca timbrica.

 

Nato a Taranto e residente in Puglia, Simone Basile è tra le voci più interessanti della nuova scena jazz italiana. Si è laureato con il massimo dei voti sotto la guida di Umberto Fiorentino presso il Conservatorio Luigi Cherubini, conseguendo la laurea in chitarra jazz.

 

 

FORMAZIONE:

Simone Basile, chitarra

John Patitucci, basso

Antonio Cerfeda, batteria

 

TRACKLIST: (all compositions by Simone Basile)

1 - Back home             4:42

2 - Bouncin’                6:53

3 - Federica                 7:16

4 - Ti Pi Wa                  0:49

5 - Is that real?            7:42

6 - Yin and Yang          7:29 

7 - Perspectives          6:24

8 - to Jhonny               1:06

 

 

Registrato al The Bunker Studio, Brooklyn, New York

Date: 26 Giugno 2025

Registrato da John Davis

Mixato da Antonio Castiello, Jambona Lab

Masterizzato da Antonio Castiello, Jambona Lab

Grafiche di Vittorio Bartoli

Etichetta Encore Music BD1872

 

Passioni e tumulti di Oriana Fallaci


 

Riccardo Nencini


MAI STANCA DI VIVERE. PASSIONI E TUMULTI DI ORIANA FALLACI


In libreria dal 28 aprile

Il romanzo di un’esistenza eccezionale, ricca di incontri e avventure,

animata sopra ogni cosa dall’amore per la parola

A vent’anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci, Riccardo Nencini, che le fu profondamente amico, ne ricostruisce la storia personale e intellettuale, sommando i ricordi a materiali d’archivio e documenti inediti


“Intessuta nel fil di ferro”, decisa e orgogliosa, ma anche sensibilissima all’innesco delle passioni: Oriana Fallaci è stata protagonista e voce narrante di un pezzo del nostro Novecento.  A plasmarne il carattere è l’infanzia, trascorsa in un rione popolare di Firenze. Quel quartiere tanto verace, abitato da “toscanacci”, è la prima scuola di vita per Oriana. La famiglia è povera, ma a rendere più sopportabile la miseria ci pensa la lettura, “mangiavamo pane e libri” dirà, ricordando quei giorni. Figlia di un padre convintamente antifascista, a soli quattordici anni diventa staffetta partigiana, nasconde dentro cespi di verdura armi e volantini, la sua specialità è “l’insalata farcita di bombe”.

Più tardi arrivano i viaggi, gli amori, la passione per la scrittura e il giornalismo, le sfide, anche quelle più ardite. Oriana si innamora della “maledetta guerra”, la vuole raccontare, a partire dal Vietnam. Non sa rinunciare all’adrenalina che le infonde essere sul campo, testimoniare da vicino il farsi della Storia e i soprusi dei potenti. Non si tira indietro neppure quando le sue idee scatenano la riprovazione pubblica, le costano l’isolamento.

 


Riccardo Nencini (Mugello, 1959), storico, scrittore, già presidente della commissione cultura del Senato della Repubblica, presidente del Gabinetto scientifico letterario G.P. Vieusseux, collabora con riviste e quotidiani. È autore di diversi saggi e romanzi. Vincitore del premio Selezione Bancarella (Il giallo e il rosa, Giunti, 1998), finalista al premio Acqui Storia (L’imperfetto assoluto, Mauro Pagliai Editore, 2009), nel 2024 ha ricevuto il premio Casentino per la letteratura. Con Marco Vichi, Sandro Veronesi, Valerio Aiolli e altri scrittori toscani ha firmato Decameron 2013 (Felici Editore, 2013). Con Franco Cardini ha scritto Dopo l’apocalisse (La Vela, 2020). Per Mondadori ha pubblicato i romanzi Solo (2021, vincitore del premio Sanremo Semeria) e Muoio per te (2024). Morirò in piedi (Mauro Pagliai Editore, 2007), il racconto degli ultimi giorni di vita di Oriana Fallaci, è stato tradotto in più lingue e rappresentato a teatro.


Riccardo Nencini, Mai stanca di divere. Passioni e tumulti di Oriana Fallaci, pp.180, 19

 

Dal web alla carta: in libreria Nickulele


 

Dal web alla carta: in libreria "Nickulele"


L'esilarante progetto musicale di Nicolas Rossetti che ha

conquistato il mondo dei social, diventa un libro edito da Burno.

 

Esiste un punto esatto in cui il rumore di fondo dei social network, fatto di commenti bizzarri e dialoghi surreali, smette di essere caos e diventa narrazione. Quel punto è "Nickulele", il progetto con cui Nicolas Rossetti trasforma i paradossi del web in brevi composizioni ironiche e che ora, dal 24 aprile, approda ufficialmente in libreria con un volume edito da Burno.


In queste pagine l'autore va oltre lo schermo, raccontando il sentiero che lo ha portato dagli studi in scienze naturali e dalle escursioni sull'Appennino bolognese fino alle piazze virtuali. L'ukulele, nato come strumento per esorcizzare la negatività dei commenti online, diventa qui il pretesto per una riflessione più profonda su come affrontare gli imprevisti e i grandi cambiamenti della vita.

Il volume attraversa aneddoti personali e riflessioni sincere, trasformando l'esperienza maturata sui social in uno specchio in cui ogni lettore può riflettersi.


Tra le perle involontarie dei bambini e i paradossi della vita quotidiana, Rossetti celebra l’imperfezione umana come un valore aggiunto, invitandoci a non prenderci troppo sul serio. "Nickulele" non è quindi solo il racconto di un fenomeno nato sul web, ma un viaggio irriverente che usa l'ironia come unico linguaggio capace di accorciare ogni distanza, riscoprendoci tutti protagonisti di una stessa, inaspettata melodia.

 

OFF CAMPUS | Prime Video svela il trailer ufficiale della serie, disponibile dal 13 maggio


 CULVER CITY, California – 23 aprile, 2026 - Oggi, Prime Video ha svelato il trailer ufficiale della nuova serie Off Campus. Basata sui libri di successo mondiale di Elle Kennedy e adattata a serie tv da Louisa Levy, tutti gli episodi della serie saranno disponibili su Prime Video in oltre 240 paesi e territori nel mondo dal 13 maggio 2026. È stata inoltre rilasciata una nuova versione della copertina del libro edito in Italia da Newton Compton, che ritrae i protagonisti della serie Ella Bright e Belmont Cameli.
 
Ambientata in un college e basata sull’omonima serie di libri bestseller, Off Campus racconta le vicende dei giocatori di una squadra d’élite di hockey su ghiaccio e delle donne che fanno parte della loro vita, alle prese con l’amore, il dolore e la scoperta di sé, mentre stringono amicizie profonde e legami duraturi e affrontano le complessità che accompagnano il passaggio all’età adulta. La prima stagione segue la divertente e appassionata storia d’amore in stile “gli opposti si attraggono” tra Hannah, una cantautrice dalla personalità riservata, e Garrett, campione della squadra di hockey della Briar University.
 
Il cast di Off Campus include Ella Bright (The Crown, Malory Towers) Belmont Cameli (Fino all'alba, Saved by the Bell), Mika Abdalla (Snack Shack, Sex Appeal), Antonio Cipriano (Pretty Little Liars: Original Sin, Il mistero dei Templari - La serie), Jalen Thomas Brooks (The Pitt, Thanksgiving), Josh Heuston (Dune: Prophecy, Heartbreak High) e Stephen Kalyn (Gen V, Motorheads).

La creatrice Louisa Levy è co-showrunner ed executive producer di Off Campus con Gina Fattore. Wyck Godfrey, Marty Bowen e James Seidman sono executive producer della serie per Temple Hill, insieme a Leanna Billings di Billings Productions e Neal Flaherty.

Elle Kennedy, creatrice dell’universo di Off Campus, è un'autrice best seller del New York Times, USA Today e Wall Street Journal, con all’attivo oltre 50 romanzi. Le sue opere sono state tradotte in più di 25 lingue e hanno venduto oltre 10 milioni di copie in tutto il mondo.

 

Spegni il cervello, una bibbia scientifica per difendersi dallo stress, di Joseph Jebelli - dal 28 aprile


 Lasciar riposare la mente - come dimostra questo libro - migliora il benessere psichico,
la salute fisica, la qualità del lavoro e persino l'efficienza.
Le ricerche più recenti, i consigli pratici:
una bibbia scientifica per difendersi dallo stress.



Joseph Jebelli

SPEGNI IL CERVELLO

In libreria dal 28 aprile
Pagine: 304| Prezzo: 16,90 euro


IL LIBRO
Sfruttare al massimo ogni istante. Mai indugiare, attardarsi, rimandare. Ottimizzare, sempre e comunque. Mai fermarsi. Per vivere una vita socialmente approvata servono disciplina ferrea e abnegazione. L'imperativo è uno solo: efficienza, efficienza, efficienza in ogni istante. Ecco, con Spegni il cervello tra le mani possiamo finalmente dire che questa ideologia dello sfruttamento è la porta attraverso cui l'infelicità entra nella nostra vita sotto forma di ansia, depressione, colpa, senso di inadeguatezza e alienazione... Non solo: è una forma di sabotaggio fisiologico, che mina il buon funzionamento di tutti i distretti corporei e può causare danni letali. Quando permettiamo al cervello di riposare e alla mente di vagare, quando «stacchiamo», accade qualcosa di sorprendente. Joseph Jebelli, unendo ricerca scientifica, esperienze personali e suggerimenti pratici, svela come le neuroscienze stiano finalmente facendo luce su ciò che accade alla mente e al corpo quando «non facciamo niente»: le conseguenze positive sull'intelligenza, sulla creatività, sulla salute, sull'efficienza sono incredibili. Ma bisogna sapere come riposare: e questa è la guida più incoraggiante e appassionante che potreste mai trovare. Un libro che può finalmente cambiare la vita del lettore sulla base delle scoperte scientifiche più recenti e avanzate.

JOSEPH JEBELLI è neuroscienziato e scrittore. Dopo il dottorato di ricerca in neuroscienze all'University College London, ha lavorato come ricercatore alla Washington University. Ha scritto La battaglia contro l'Alzheimer (Mondadori, 2018) e How the mind changed (John Murray, 2022). Oggi vive e lavora a Londra.

 

Il Museo Vincenzo Vela inaugura la mostra Bertille Bak. Voci dalla terra

 

Il Museo Vincenzo Vela inaugura la mostra Bertille Bak. Voci dalla terra

26 aprile 2026- 10 gennaio 2027

 

Il 25 aprile 2026, alle ore 17.00, il Museo Vincenzo Vela inaugura la sua stagione primaverile con una mostra dedicata a Bertille Bak (*1983), prima personale dell’artista francese in un’istituzione museale svizzera. Il progetto conferma l’attenzione del Museo verso le pratiche artistiche contemporanee e il dialogo tra linguaggi attuali e patrimonio storico.


Realizzata in stretta collaborazione con Bertille Bak e curata dalla direttrice del Museo Antonia Nessi, l’esposizione pone in dialogo opere recenti dell’artista con la collezione del museo, in particolare con Le vittime del lavoro (1882-83) di Vincenzo Vela. Attraverso video, disegni e installazioni, Bertille Bak mette in luce alcune delle problematiche più urgenti del mondo del lavoro contemporaneo. Le sue opere esplorano fenomeni legati allo sfruttamento e alle contraddizioni della globalizzazione: dal lavoro minorile nelle miniere (Mineur Mineur, 2022) alle logiche paradossali del commercio mondiale (Boussa from the Netherlands, 2017) fino alle implicazioni ecologiche e sociali dell’industria floricola (Nature Morte, 2023). Al centro della ricerca di Bertille Bak vi è l’essere umano e l’incontro con comunità spesso marginalizzate o rese invisibili. L’artista sviluppa i suoi progetti instaurando una relazione empatica con gruppi sociali specifici, condividendone temporaneamente la quotidianità e coinvolgendoli nel processo creativo. La pratica di Bak si distingue per una particolare combinazione di realismo e invenzione. Attraverso strategie visive che combinano assurdità, parodia e immaginazione, l’artista costruisce vere e proprie “favole contemporanee”: racconti in cui il quotidiano viene reinventato e in cui emergono, accanto alla durezza di alcune realtà, forme di resistenza poetica. Lontana da ogni atteggiamento pietistico o didascalico, la sua opera offre alle persone coinvolte la possibilità di raccontare sé stesse in modo inatteso, talvolta sovversivo o autoironico.


Le opere di Bertille Bak trovano una particolare risonanza con la celebre opera Le vittime del lavoro di Vincenzo Vela che lo scultore ticinese realizzò come uno dei primi monumenti europei dedicati alla classe operaia, commemorando i lavoratori morti durante la costruzione del traforo del Gottardo (1872– 1882). «A più di un secolo di distanza, e nonostante la conquista di alcuni fondamentali diritti sociali, troppe “vittime del lavoro” sono ancora drammaticamente strette negli ingranaggi della macchina sfruttatrice e nel sistema globalizzato e digitalizzato del mondo contemporaneo» (Antonia Nessi, dal testo introduttivo della pubblicazione).


In parallelo alla mostra, il museo propone un approfondimento dedicato al traforo del San Gottardo. Il focus presenta opere, testimonianze e materiali legati sia all’altorilievo veliano sia alla costruzione della galleria alpina, provenienti da musei e archivi pubblici e privati. Il percorso è arricchito da una selezione di fotografie storiche dedicate alla ferrovia del Gottardo, tra cui le celebri Photographische Ansichten der Gotthardbahn (ca. 1881-82) di Adolphe Braun.

In occasione della mostra è edita una pubblicazione, a cura di Antonia Nessi, con testi (in italiano, francese, inglese) dell’artista Mohamed El Khatib e della curatrice.

La mostra è accompagnata da diverse attività di mediazione, visite guidate ed incontri pubblici transdisciplinari.



Biografia

Nata ad Arras nel 1983, Bertille Bak vive e lavora a Parigi. Si forma all’École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi, dove è allieva di Christian Boltanski (2002-07), e presso lo Studio National des Arts Contemporains Le Fresnoy a Tourcoing (2007-08). Suoi lavori fanno parte di rinomate collezioni internazionali, pubbliche e private, tra cui quelle del Centre Pompidou, del Musée d’art moderne de la Ville de Paris, del Fonds national d’art contemporain (FNAC), della Fondazione Merz e della Collection François Pinault. Bertille Bak è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti, quali l’Edward Steichen Award Luxembourg (2009) e il Mario Merz Prize (2019); nel 2023 è stata selezionata tra gli artisti nominati per il Prix Marcel Duchamp promosso dal Centre Pompidou. Nel 2025 le è stato conferito il titolo di Chevalière des Arts et des Lettres, attribuito dalla Repubblica francese.


Pubblicazione

Bertille Bak. Voci dalla terra

Pubblicazione a cura di Antonia Nessi. Testi di Antonia Nessi, Mohamed El Khatib; pp.84. Editore:

Museo Vincenzo Vela - Ufficio federale della cultura, Berna.

Grafica di CCRZ, Balerna.

CHF 20.-


Informazioni


Museo Vincenzo Vela

Inaugurazione 25 aprile ore 17.00


Con interventi di

Marina Carobbio Guscetti, consigliera di Stato del Canton Ticino e direttrice del Dipartimento

dell’educazione, della cultura e dello sport

Giorgio Zanchetti

professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea e direttore del Dipartimento di Beni culturali

e ambientali dell’Università degli Studi di Milano

Antonia Nessi, direttrice e curatrice della mostra




La mostra beneficia del patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Svizzera e Lichtenstein