mercoledì 11 marzo 2026

BIF&ST | In anteprima NON È LA FINE DEL MONDO di Valentina Zanella con Fotinì Peluso in concorso per il cinema italiano | Dal 26 marzo al cinema


 

In ANTEPRIMA alla XVII edizione del

 Bif&st – Bari International Film&Tv Festival


DAL 26 MARZO AL CINEMA

Non è la fine del mondo

un film di
VALENTINA ZANELLA

con

FOTINÍ PELUSO
ANDREA BOSCA, PAOLO RUFFINI
PAOLO ROSSI e IVANA LOTITO

con la partecipazione di BARBARA BOUCHET


tratto dal bestseller “Non è la fine del mondo” di ALESSIA GAZZOLA (Giangiacomo Feltrinelli Editore)
scritto da FEDERICO FAVA e VALENTINA ZANELLA

TRAILER  YOUTUBE: https://youtu.be/XBD8dGkUNcA 

Sarà presentato in concorso “Per il cinema italiano” alla 17. edizione del Bari International Film & TV Festival il film Non è la fine del mondo, per la regia di Valentina Zanella con protagonisti Fotinì Peluso, Andrea Bosca, Paolo Ruffini, Paolo Rossi, Ivana Lotito e con la partecipazione di Barbara Bouchet.

Il film uscirà nelle sale cinematografiche il 26 marzo distribuito da KPLUS FILM.


Emma, capelli ribelli, occhi dolci ed eterna stagista, si ritrova a dover ricominciare tutto da capo e rimettere in gioco la sua vita. Da precaria invisibile, sfida la sorte con leggerezza in una Roma sognante e caotica: tra equivoci, romanzi Harmony e il villino dei suoi desideri, Emma capirà che è tempo di smettere di leggere la vita degli altri per iniziare a scrivere la sua. E che Pietro Scalzi, produttore tenebroso, non è il cattivo della storia, ma l'eroe che non si aspettava. Perché il vero lieto fine è solo l’inizio.

Non è la fine del mondo è prodotto da Nicola Fedrigoni. Una produzione K+ con il contributo della Regione Veneto e il sostegno della Veneto Film Commission.

Il film è diretto da Valentina Zanella, anche autrice della sceneggiatura insieme a Federico Fava, ed è tratto dall’omonimo romanzo di Alessia Gazzola (Giangiacomo Feltrinelli Editore). Accanto ai protagonisti Fotinì Peluso, Andrea Bosca, Paolo Ruffini, Paolo Rossi e Ivana Lotito completano il cast Barbara Bouchet, Anna Dalton, Susanna Tommasi, Lorenzo Pozzan e Paolo Cioni.

La direttrice della fotografia è Eleonora Castiello, il montaggio è di Davide Vizzini. Il sonoro è curato da Andrea Guerrini, la colonna sonora è composta da Stefano Brandoni e la canzone originale “Non è la fine del mondo” è di Roberto Dellera e Diego Mancino.


BIOGRAFIA | VALENTINA ZANELLA

Valentina Zanella nasce a Verona e cresce professionalmente a Milano in discografia, coordinando artisti, direttori creativi e tecnici nell'organizzazione di videoclip, concerti e grandi eventi come l'Heineken Jammin' Festival Contest. Accresce le sue competenze conseguendo in seguito un Master Discografia e un secondo Master in CFA/Advanced Photography c/o IED ed esponendo le sue creazioni in diverse mostre fotografiche a Milano, Ferrara, Verona e Venezia, durante la Biennale di Architettura 2016. Dal 2009 è Direttrice Creativa di K+, dove definisce la linea editoriale per cortometraggi, documentari e film, dopo gli inizi nella regia di videoclip e spot. Cura direzione artistica e casting del film “Finché c’è Prosecco c’è Speranza” (2016), per cui realizza anche il libro fotografico. Produce il corto “Radici” (2018) con Sara Ciocca, selezionato in numerosi festival internazionali, e firma il soggetto del film “Si Muore Solo da Vivi” (2019), seguendone la direzione creativa e la parte musicale. Co-produce “Disco Ruin” (2020), presentato alla Festa del Cinema di Roma e vincitore di diversi premi, e realizza progetti tra arte, poesia e video per Mercato Centrale Milano, ottenendo il premio “La Poesia che si Vede” nel 2021. Dirige il cortometraggio “Dove Finiscono i Mandarini” (2021) e collabora alla sceneggiatura e produzione del lungometraggio “Acqua e Anice”, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia. Scrive e produce il docufilm “Gilles Villeneuve, L’Aviatore” (2022) per Rai Documentari e dirige, con Giangiacomo De Stefano, il documentario “Zucchero Sugar Fornaciari” (2022), presentato alla Festa del Cinema di Roma e selezionato ai Nastri d’Argento 2024.  Nel 2023 è co-autrice del film “L’invenzione di noi due”, tratto dal romanzo di Matteo Bussola. Nel 2025 realizza come autrice e regista il documentario “MANARA”, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia e in selezione ufficiale ai Nastri d’Argento 2026.


Il film uscirà nelle sale cinematografiche il 26 marzo distribuito da KPLUS FILM

una produzione di

K+

con il contributo della Regione Veneto e il sostegno della Veneto Film Commission

Ministero della Cultura


L'opera è stata realizzata e distribuita  con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema 

e nell'audiovisivo del Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo

  

 

Dal 26 marzo in libreria il saggio di Rodolfo Vittori Come accettare la nostra #vitadimmerda e vivere felici (Gremese)


 

ILLUSIONE di Francesca Archibugi con Jasmine Trinca, Michele Riondino verrà presentato alla 17ª edizione del Bif&st

 

ILLUSIONE IL NUOVO FILM DI FRANCESCA ARCHIBUGI
SARÀ PRESENTATO ALLA
 17ª EDIZIONE DEL BIF&ST

NELLE SALE DAL 7 MAGGIO
 
Illusione, il nuovo film di Francesca Archibugi con Jasmine TrincaMichele RiondinoAngelina AndreiVittoria Puccini, con Francesca Reggiani,  Aurora Quattrocchi e con Filippo Timi sarà presentato alla 17ª edizione del Bif&st il 26 marzo alle ore 17.00, nella sezione Pomeriggi al Petruzzelli e uscirà nelle sale il 7 Maggio per 01 Distribution.
La sceneggiatura è firmata da Francesca Archibugi, Laura Paolucci, Francesco Piccolo, la fotografia è a cura di Francesco Di Giacomo, il montaggio di Esmeralda Calabria, le musiche originali di Battista Lena, la scenografia di Giada Calabria, i costumi di Catherine Buyse.
Illusione è una produzione Fandango con Rai Cinema in coproduzione con Joseph Rouschop per Tarantula, prodotto da Domenico Procacci e Laura Paolucci e sarà distribuito nelle sale da 01 Distribution.
L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura.
SINOSSI
Periferia di Perugia. In un fosso viene ritrovata una ragazzina. Indossa un completo d’alta moda ed è bellissima. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni.
La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso.
L’indagine è più complicata del previsto, perché Rosa non sembra avere coscienza delle brutali violenze subite e copre la verità dei fatti. Dietro la maschera di un’incessante gioiosità emerge un profilo psicologico molto disturbato. Come è arrivata a Perugia questa lolita che non sembra una normale prostituta e che si comporta come una bambina?
Per la sostituta procuratrice Rosa diventerà la chiave per un’indagine internazionale su scenari inquietanti. Per lo psicologo sarà un altro tipo di indagine, interiore, che lo porterà a scoprire il vero enigma di Rosa Lazar.

Crediti non contrattuali

 

ILLUSIONE
 
un film di
FRANCESCA ARCHIBUGI
 
con
JASMINE TRINCA, MICHELE RIONDINO, ANGELINA ANDREI, VITTORIA PUCCINI
con FRANCESCA REGGIANI con AURORA QUATTROCCHI
e con FILIPPO TIMI
 
scritto da FRANCESCA ARCHIBUGI, LAURA PAOLUCCI E FRANCESCO PICCOLO 

una produzione FANDANGO con RAI CINEMA
in coproduzione con TARANTULA

coprodotto da JOSEPH ROUSCHOP
prodotto da DOMENICO PROCACCI, LAURA PAOLUCCI


L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura.
Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo


una distribuzione
01 DISTRIBUTION

 

THE 50 | Il nuovo reality game con il più grande cast di sempre arriva su Prime Video


 

Prime Video annuncia The 50,  
il nuovo reality game con il più grande cast di sempre!    

Per la prima volta in assoluto per un servizio streaming,  
a vincere sarà uno spettatore da casa, che potrà votare il concorrente preferito   

50 celebrity star e influencer, ospiti di un misterioso e ironico padrone di casa, si sfideranno in un castello medievale e nella sua spettacolare Arena per accumulare il montepremi, conquistare la vittoria finale e far vincere un viewer da casa   

Lo show Original italiano in 10 episodi è prodotto da 
Banijay Italia per Amazon MGM Studios
  

 

Prime Video annuncia The 50, il nuovo reality game Original italiano in 10 episodi con il più grande cast di sempre e dove, per la prima volta in assoluto per un servizio streaming, a vincere sarà uno spettatore che potrà votare da casa il proprio concorrente favorito! 50 celebrity star e influencer, sotto lo sguardo misterioso e ironico del padrone di casa, un Leone, si sfideranno in un castello medievale e nella sua spettacolare Arena in una serie di prove fisiche e mentali, per conquistare un montepremi che andrà a un viewer da casa, scelto tra chi avrà puntato sul vincitore finale dello show. I concorrenti che vincono le singole prove potranno mandare a rischio eliminazione i perdenti, sempre sotto gli occhi del Leone che commenta con sarcasmo tutto ciò che accade. 

The 50 è un format di Banijay Entertainment, creato da B Prod (Banijay Francia), la versione italiana è il sesto adattamento internazionale. Prodotto da Banijay Italia per Amazon MGM Studios, The 50 sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in primavera. 

Il ricchissimo cast è composto da: Helena Prestes, Floriana Secondi, Edoardo Tavassi, Francesca Cipriani, Francesco Chiofalo, Mila Suarez, Paola Caruso, Shaila Gatta, Valerio Scanu, Drusilla Gucci, Clizia De Rossi, Federico Fashion Style, Lucrezia Borlini, Nozzolino, Eva Giusti, Simone Dell’Agnello, La Giss, Tony Renda, Jenny Guardiano, Alessia Pascarella, Maika Randazzo, Antonella Elia, Matteo Diamante, Khady Gueye, Paolo Noise, Antonella Mosetti, Eva Grimaldi, Imma Battaglia, Giancarlo Danto, Claudia Dorelfi, Il Defe, Giorgio Ramondetta, Giulia Scarano, Twins Porta, Federico Fusca, LaCindina, Lucky John, Aurora Baruto, Gianmarco Zagato, Nicole Pallado, Giulia Sara Salemi, Valerio Mazzei, Sespo, Il Musazzi, Panda Boi, Jhonatan Mujica, Merisiel Irum, Alex Caniggia, Giorgia Yin, Max Felicitas.  

Sinossi 
Tensione e strategia, scontri e provocazioni ma anche divertimento, relazioni e amicizie, sono gli ingredienti di The 50, il nuovo reality game in cui 50 tra i più popolari celebrity e influencer italiani si sfideranno in una serie di prove in una spettacolare Arena all’interno di un castello medievale, sotto lo sguardo ironico e pungente del Leone e del suo entourage di personaggi mascherati da Cani, Volpi e Conigli. Ma attenzione: il montepremi conquistato non andrà al vincitore dello show, bensì a uno spettatore da casa. Per la prima volta in un reality in streaming, i viewer saranno protagonisti e potranno puntare sul vincitore attraverso un QR-code che apparirà sui loro schermi. Gli spettatori avranno la possibilità di votare uno dei loro personaggi preferiti e le votazioni saranno aperte fino al giorno prima del rilascio degli ultimi tre episodi, momento in cui il pubblico scoprirà chi trionferà in The 50. Il vincitore del concorso verrà poi sorteggiato alla presenza di un notaio e si aggiudicherà il montepremi, in buoni acquisto, accumulato dal cast durante le prove fino a un massimo di 50.000 euro. 

The 50 è l’ultima novità per i clienti Amazon Prime, che in Italia beneficiano di spedizioni veloci, offerte esclusive e intrattenimento, incluso Prime Video, con un solo abbonamento al costo di €49,90/anno o €4,99/mese.  

#THE50Italia
@primevideoit 

 

BENVENUTI A ROMA - SU PRIME VIDEO IL DOCUMENTARIO DIRETTO DA ROBERTO MARIA NESCI CON SAVERIO COSTANZO, LUCA TELESE, PINO MARINO, NICCOLÒ SENNI E MUM IS THE CEO

 

Arriva su Prime Video

BAR: BENVENUTI A ROMA

 

Film documentario diretto da Roberto Maria Nesci

con Saverio Costanzo, Luca Telese, Pino Marino, Niccolò Senni e Mum Is The CEO

 

Arriva su Prime Video BAR: Benvenuti a Roma, documentario prodotto da Unicorn, diretto da Roberto Maria Nesci e scritto da Maria Rita Di Bari, che racconta Roma da un punto di vista inedito e profondamente popolare: quello dei bar di quartiere.

Nato come profilo Instagram seguito e riconosciuto per la sua capacità di osservare la città con ironia e sensibilità sociale, BAR: Benvenuti a Roma diventa oggi un film documentario che attraversa la Capitale dal piano strada, trasformando il bar in un osservatorio privilegiato sulle sue contraddizioni, fragilità e trasformazioni.

Ogni mattina Maria Rita entra in un bar diverso, si ferma ad ascoltare e raccoglie storie, confessioni, battute e silenzi di una Roma lontana dalle narrazioni turistiche. Ne nasce un racconto che alterna incursioni vive e rumorose tra gli avventori a momenti più lirici e riflessivi, in cui la protagonista trasforma l’osservazione in scrittura.

La struttura del documentario segue una mappa ideale della città divisa in cinque quadranti – Nord, Sud, Est, Ovest e Centro – ciascuno rappresentato da un bar simbolo: Antico Caffè Greco (Piazza di Spagna), Punto Ristoro Campanella (Corviale), Bar Due Fontane (Flaminio), Bar Pasticceria Iacobini (Conca d’Oro) e Casamanfredi (Piramide), luoghi capaci di restituire lo spirito dei quartieri e delle comunità che li abitano.

Dai bar storici del centro alle periferie più estreme, il film costruisce un ritratto corale di Roma come organismo vivo, contraddittorio e profondamente umano.

Accanto ai baristi e agli avventori, il documentario ospita anche voci note del panorama culturale italiano, tra cui Saverio Costanzo, Luca Telese, Pino Marino, Niccolò Senni e Mum Is The CEO, che accompagnano la protagonista in questo viaggio urbano offrendo riflessioni personali sul ruolo sociale del bar e sul senso di appartenenza alla città.

BAR: Benvenuti a Roma è un racconto ironico e autentico che invita lo spettatore a fermarsi, sedersi e ascoltare: perché a Roma, al bar, è sufficiente aspettare che accada qualcosa.

 

Durata: 61’

Produzione: Unicorn

Distribuzione: Unicorn, Prime Video

Museo Rietberg, Zurigo | Quasi Paradiso. Fotografia dell'era coloniale nell'arte contemporanea | 16 aprile – 6 settembre 2026

 

QUASI UN PARADISO

Fotografia dell'era coloniale

nell'arte contemporanea

 

Museo Rietberg

Zurigo, CH

 

16 aprile 2026 – 6 settembre 2026

 

Quasi un paradiso. Fotografia dell’era coloniale nell’arte contemporanea

Come può l’arte aiutarci a raccontare storie polifoniche? Quali storie sono nascoste nelle fotografie storiche? E in che modo gli artisti contemporanei le hanno portate alla luce? Con Quasi un paradiso, il Museo Rietberg presenta una mostra collettiva che, per la prima volta, esplora in modo completo questo fenomeno nell’arte contemporanea globale. Artisti di fama internazionale provenienti – o appartenenti alle diaspore – di Africa, Americhe, Asia, Australia e Oceania lavorano con materiale visivo dell’era coloniale. Le loro opere – poetiche, critiche, visionarie – indagano come tali immagini definiscano identità, storia, senso di appartenenza e come possano essere reinterpretate. Queste opere rivelano un potere di guarigione che trascende i contesti storici specifici e che può toccare ciascuno di noi.

Un gruppo di venti artisti rinomati esplora lo stato attuale di questo patrimonio fotografico attraverso quattro sezioni tematiche, agendo come archivisti, come contro-sguardo al punto di vista coloniale, come forze protettive e come potenti narratori che danno spazio a storie nascoste. Composte da fotografie, tessuti, film e sculture, le loro opere espandono i confini del medium fotografico e intrecciano domande legate alla propria identità e alle memorie collettive.

Ciò che le accomuna è un atteggiamento di speranza: la memoria rimane fluida e capace di resistere. Emerge così un cosmo visionario di immagini che sovverte le narrazioni familiari e mette in luce storie non raccontate. Cosa accadrebbe se questi mondi visivi diventassero reali? Possiamo ritrovare un tipo di paradiso quando la storia viene raccontata in polifonia? E quale potere esercitano le immagini che vediamo ogni giorno, prima ancora che iniziamo a interrogarle?

 

Mutazioni

Sono state scattate milioni di fotografie dall’invenzione del mezzo, ma questa eredità rimane distribuita in modo diseguale. In molti luoghi al di fuori dell’Europa, mancano fotografie che documentino il passato delle comunità, offrendo risposte sulle loro origini, memorie, appartenenze. Senza fotografie, una parte della loro storia rimane nascosta. Nella prima sezione della mostra, gli artisti reagiscono a questa assenza creando i propri archivi. Le loro opere rendono visibile ciò che è stato tramandato – e ciò che è andato perduto.

 

Artisti selezionati

Dinh Q. Lê (1968–2024, Vietnam). Cercando nei mercatini di Ho Chi Minh City le fotografie perdute della propria famiglia, ha scoperto migliaia di immagini appartenute a famiglie costrette alla fuga. In Crossing the Farther Shore, intreccia queste fotografie in grandi strutture cubiche che restituiscono un volto alle storie raramente raccontate della vita quotidiana nel Vietnam del Sud prima della guerra.

 

Rosana Paulino (nata 1967, Brasile) denuncia la mancanza di documentazione visiva delle persone nere nella memoria culturale brasiliana. La sua opera monumentale Parede da Memória (Muro della Memoria) ripete gli stessi undici ritratti 750 volte, rendendo impossibile ignorare le lacune della memoria collettiva.

 

Cédric Kouamé (nato 1992, Costa d’Avorio). Con The Gifted Mold Archive, esplora la materialità della fotografia. La mancanza di misure di conservazione in Costa d’Avorio ha fatto sì che molte fotografie si deteriorassero: questa decomposizione genera nuove composizioni e spazi inattesi per l’interpretazione.

 

Confronto

La colonizzazione si è sviluppata parallelamente alla diffusione della fotografia in tutto il mondo. La macchina fotografica ha agito come uno strumento capace di rappresentare i popoli colonizzati come “altri”, come diversi. Queste immagini furono riprodotte in massa in riviste e cartoline, diventando parte integrante della nostra memoria visiva collettiva. Ma le immagini non si limitano a plasmare il modo in cui vediamo il mondo: stabiliscono anche ciò che crediamo di essere. Gli artisti presentati nella seconda sezione della mostra traggono forza e resistenza proprio da questi stereotipi coloniali. Cercano fotografie del passato, le decostruiscono e danno loro nuovi significati, reinterpretando ciò che era stato imposto come verità visiva.

 

Artisti selezionati

Wendy Red Star (1981, USA). Nella serie Four Seasons, prende di mira con ironia e precisione le fotografie storiche dei nativi nordamericani. I suoi autoritratti messi in scena deridono l’idea romantica secondo cui gli indigeni vivessero in perfetta armonia con la natura: lo fa utilizzando paesaggi artificiali, fiori di plastica, erba sintetica e animali gonfiabili.

 

Omar Victor Diop (1980, Senegal). Nel progetto Being There (in collaborazione con Lee Shulman, 1973, Regno Unito), si inserisce retroattivamente in scene della vita quotidiana della popolazione bianca degli Stati Uniti degli anni ’50 e ’60. Con naturale sicurezza, appare in situazioni da cui, come uomo nero, sarebbe stato escluso a causa della segregazione razziale.

 

Yuki Kihara (1975, Samoa). Nel video First Impressions: Paul Gauguin, crea una satira in stile talk show. I partecipanti discutono in modo irriverente i dipinti tahitiani di Paul Gauguin, affrontando le sue rappresentazioni stereotipate del genere e sviluppando letture queer che ribaltano l’iconografia del pittore.

 

Cura

Nel corso del tempo, le fotografie storiche hanno spesso mostrato ingiustizie. In tutto il mondo, la macchina fotografica ha documentato lo sfruttamento dei corpi e della terra. Gli artisti della terza sezione reagiscono a queste immagini storiche con una forma di empatia radicale. Intervengono nelle fotografie, cercando di proteggere coloro che hanno subito ingiustizie davanti – e oltre – l’obiettivo. Queste opere ci ricordano che il passato non è davvero passato: le sue eco sono ancora avvertibili nel presente.

 

Artisti selezionati

Sasha Huber (1975, Svizzera). Mostra come le fotografie storiche possano essere “rammendate” nella serie Tailoring Freedom. Con un gesto di cura furiosa, utilizza una graffettatrice per intervenire sulle immagini realizzate dal naturalista svizzero-americano Louis Agassiz, che nel 1850 fece fotografare persone schiavizzate nude nel tentativo di sostenere la sua teoria della “gerarchia delle razze”. Le graffette perforano l’immagine, creando un’armatura che protegge i soggetti rappresentati, sottraendoli allo sguardo colonialista.

 

Nel 1882, il pittore e fotografo statunitense Thomas Eakins realizzò fotografie di una bambina nera nuda. Oggi, queste immagini rivelano quanto i corpi dei bambini neri fossero sessualizzati e oggettificati. Mary Enoch Elizabeth Baxter (1981, USA). Interviene in quel momento fotografico, utilizzando il proprio corpo come uno scudo protettivo per la bambina.

 

Zenaéca Singh (2000, Sudafrica). I suoi antenati furono condotti dall’India alla colonia di Natal (attuale Sudafrica) come lavoratori a contratto nelle piantagioni di zucchero. Per Singh, lo zucchero non è solo un soggetto artistico: è una materia viva della memoria familiare. Incorpora le fotografie della sua famiglia nel vetro di zucchero, creando immagini fragili e luminose che invitano a uno sguardo intimo sulla propria storia.

 

In the Photo Fantastic

Le lacune nella storia scritta, le fratture nella propria biografia o le informazioni mancanti sulle persone raffigurate costituiscono il punto di partenza della sezione finale della mostra. Qui, gli artisti si basano sui metodi della critical fabulation sviluppati da Saidiya Hartman, in cui i vuoti della storia vengono colmati attraverso modalità immaginative. Gli artisti si dedicano a questa pratica visiva speculativa, che si costruisce a partire da frammenti storici, dando origine a scene in cui memoria e fantasia si intrecciano. Le figure rappresentate assumono nuovi ruoli, voci e identità. Gli artisti riescono così a liberare tali figure e a condurle in uno spazio ricco di possibilità, dove passato, presente e futuro si mescolano e dove, per un momento, il paradiso sembra a portata di mano.

 

Artisti selezionati

Raphaël Barontini (1984, Francia). La sua arte è popolata da eroine che la storia ha ignorato. La sua ultima opera è basata su Nobosudru, una donna proveniente dall’attuale Repubblica Democratica del Congo, il cui ritratto fu scattato durante un viaggio in Africa organizzato da Citroën nel 1924–25. In Europa, la sua immagine divenne un simbolo della figura della “donna africana”. Barontini immagina quell’incontro dal punto di vista di Nobosudru, invertendo lo sguardo coloniale. Non più soggetto passivo della rappresentazione, ma autrice della propria storia.

 

Andrea Chung (1978, USA). Rielabora il mito afrofuturista di Drexciya, secondo cui le donne africane incinte, gettate in mare dalle navi negriere, avrebbero dato alla luce bambini capaci di vivere sott’acqua. Questi bambini avrebbero fondato un regno sottomarino paradisiaco, dove il trauma della schiavitù si trasforma in una storia di sopravvivenza, resistenza e futurismo nero. Chung immagina un museo per gli abitanti di Drexciya. Nelle sue opere compaiono i volti di donne nere tratti da fotografie storiche della collezione del Museo Rietberg, restituendo loro nuova visibilità.

 

Fotografie storiche 

Il Museum Rietberg custodisce una vasta collezione di fotografie scattate in Africa e in Asia tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Tra queste vi sono documentazioni visive etnografiche e coloniali, nonché fotografie di studio realizzate da fotografi africani e asiatici. Queste fotografie costituiscono un sottile filo conduttore che attraversa tutte le sezioni della mostra e, nelle loro nuove opere, gli artisti vi hanno attinto per rendere visibili i messaggi nascosti in queste immagini.

Un film prodotto per una parte della mostra presenta le domande sollevate, le prospettive aperte e le interpretazioni offerte da questa collezione. Cattura momenti chiave di un workshop tenutosi presso il Museum Rietberg alla fine di marzo 2025, durante il quale artisti, ricercatori e curatori hanno studiato e lavorato insieme sulla collezione fotografica del museo.

In questo spazio, i visitatori sono inoltre invitati a riflettere sulle proprie fotografie. Che cosa possono dirci le immagini sulla nostra storia e sui nostri ricordi? In che modo la nostra capacità di ricordare è influenzata dall’osservazione delle fotografie? Cittadini di Zurigo ci hanno permesso di dare uno sguardo ai loro album fotografici personali, condividendo con noi le loro storie. Questi archivi visivi personali crescono nel corso della mostra, creando un nuovo spazio di polifonia visiva.

 

Pubblicazione

La mostra è accompagnata da un catalogo dettagliato, pubblicato in tedesco e inglese da Spector Books. Il catalogo è disponibile nel negozio del museo.

 

Rietberg Museum

Il Museo Rietberg di Zurigo è uno dei più grandi musei d'arte della Svizzera. È dedicato all'arte delle culture tradizionali e contemporanee di Asia, Africa, America e Oceania. Le collezioni del museo comprendono 32.600 oggetti e 49.000 fotografie. Gli oggetti sono in gran parte accessibili nelle sale del museo e nel deposito aperto al pubblico. Le attività del Museo Rietberg sono caratterizzate da un alto livello di professionalità, inclusione e diversità e si rivolgono a un pubblico locale e internazionale. Il museo testimonia il legame della città di Zurigo con le culture del mondo e sensibilizza i singoli risultati artistici e la diversità religiosa e sociale. In questo modo, svolge un'importante missione culturale in un mondo sempre più globalizzato.

Le collezioni di fama internazionale costituiscono la base di tutte le attività del museo e ne determinano la reputazione. Le opere richiedono una ricerca scientifica continua, compresa la ricerca sulla provenienza, rispetto alla quale il museo mantiene un approccio trasparente: i risultati della ricerca, sono ampiamente accessibili online e i curatori a disposizione per ogni domanda o chiarimento. Il Museo Rietberg è connesso a una rete di esperti nei vari settori culturali e a istituzioni culturali e collezionisti, sia a livello locale che internazionale. Nel dialogo con i Paesi d'origine, si concentra su collaborazioni a lungo termine, ad esempio, in Camerun, Perù, India e Pakistan. Il museo organizza due o tre grandi mostre temporanee all'anno, integrate da tre o quattro mostre più piccole che attingono alle sue collezioni interne. Le mostre temporanee sono prodotte talvolta all’interno del Museo e in altre occasioni sono il frutto di collaborazioni internazionali con musei e istituzioni dei Paesi d'origine e vogliono promuovere le culture extraeuropee e l'idea di tolleranza, dando così un esempio del cosmopolitismo della città di Zurigo.

Il programma di edutainment del museo offre un'ampia gamma di attività ludiche ed educative con visite guidate, conferenze e laboratori, per il pubblico in generale, per i più piccoli come pure per gruppi, per professionisti, studenti o insegnanti. Uno dei compiti del museo è la conservazione e la manutenzione del complesso storico del Rietberg - una combinazione unica di arte extraeuropea (mostre e attività museali), storia locale (Villa Wesendonck, Park-Villa Rieter, Villa Schönberg), architettura contemporanea (lo Smaragd degli architetti Krischanitz/Grazioli e il padiglione estivo di Shigeru Ban) e la natura del parco da preservare.

 

QUASI UN PARADISO.

FOTOGRAFIA DELL’ERA COLONIALE NELL’ARTE CONTEMPORANEA

16 aprile 2026 – 6 settembre 2026

 

Museo Rietberg, Zurigo

Kunst der Welt in Zürich

Galblerstrasse 15 - 8002 Zürich, Svizzera

rietberg.ch | @museumrietberg

 

Orari

Aperto dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00, il giovedì aperto fino alle 20.00.

Lunedì chiuso


Costo del biglietto

CHF 18 intero / CHF 14 ridotto / gratuito <16 anni 

 

Come arrivare: Tram 7 in direzione Wollishofen fino alla fermata "Museum Rietberg" (quattro fermate dopo Paradeplatz). Sono disponibili solo parcheggi per disabili