Il potere
rivoluzionario dell’arte: Marina Abramović
e la
Fondazione Alda Fendi - Esperimenti
La Fondazione Alda Fendi
- Esperimenti apre una nuova stagione
del proprio percorso di ricerca e sperimentazione con
una delle figure più radicali e visionarie dell’arte contemporanea: Marina Abramović. Grazie alla visione e
alla determinazione di Alda Fendi,
che ha fortemente voluto offrire alla città di Roma la possibilità di vivere
senza barriere un gesto artistico unico per forza e suggestione, l’Arco
di Giano diventa teatro di un incontro inedito tra arte contemporanea,
archeologia e memoria.
Il prossimo
19 novembre Marina Abramović
presenta “Confession, 2026”, un progetto concepito per Roma e destinato, fino al 19 maggio 2027, a trasformare
l’area archeologica in un luogo di esperienza, ascolto e partecipazione, nel
segno di un’arte che non si limita a essere osservata, ma chiede di essere
vissuta.
L’inaugurazione assume inoltre un particolare valore per la città perché
coincide con una nuova, importante tappa nella storia dell’Arco di Giano e della sua restituzione alla collettività. Dopo
l’attentato mafioso del 1993 alla
vicina chiesa di San Giorgio al Velabro, che danneggiò anche il monumento, l’Arco venne chiuso e
protetto da una cancellata, interrompendo il rapporto diretto tra la città e
uno dei luoghi più significativi dell’antico Foro Boario. Un primo importante
intervento di restauro, concluso nel 2017, restituì in particolare la facciata
rivolta verso Piazza della Bocca della Verità. Oggi, al termine di un ulteriore
intervento di restauro e consolidamento finanziato nell’ambito del PNRR - Caput
Mundi, che ha interessato anche la sistemazione delle aree circostanti, l’Arco
torna a essere protagonista della vita culturale della città. È in questo
momento simbolico che Confession entra fisicamente nel
monumento: per sei mesi la nuova scultura di Marina Abramović sarà collocata
sotto l’Arco, trasformando l’antico passaggio in uno spazio contemporaneo di
incontro e partecipazione. Il monumento torna così alla sua originaria natura
di luogo attraversato e vissuto, mettendo in relazione la Roma antica con il
presente.
Il
progetto si sviluppa attraverso tre opere strettamente connesse: Confession,
2010, The Road to Confession, 2026 e la nuova opera site-specific Confession,
2026.
In un’anteprima assoluta per la Fondazione
Alda Fendi - Esperimenti, Marina Abramović torna su una delle opere più
intime della propria ricerca: Confession, 2010, la performance
nella quale l’artista, inginocchiata davanti a un asino - simbolo di umile
bontà - condivideva con l’animale
i ricordi dolorosi
della propria infanzia,
trasformando una confessione
personale in un’esperienza di possibile liberazione.
Il percorso trova il
proprio culmine in Confession, 2026,
simbolico atto alchemico attraverso il quale l’asino vivo si trasforma in un
asino d’oro. È la prima scultura in
bronzo di Marina Abramović, commissionata dalla Fondazione Alda Fendi - Esperimenti e realizzata con Factum Arte: un’opera a grandezza naturale
composta da un asino in bronzo dorato e da una seduta metafisica,
anch’essa in bronzo dorato, posta di fronte all’animale. Chiudendo il cerchio
iniziato con Confession, 2010, la
nuova opera trasferisce la confessione dall’esperienza individuale a una dimensione collettiva. Lo spettatore
prende il posto dell’artista e, sedendosi davanti all’animale, è invitato ad
affidargli ferite, traumi e fardelli. Gli occhi di vetro, profondi e immobili,
invitano a sostenerne lo sguardo e ad abbandonarsi a un momento di confronto
con la propria memoria e la propria storia.
L’asino non risponde
e non giudica: ascolta. Diventa
il custode silenzioso delle confessioni e simbolicamente ne assume il
peso. Ciò che nel 2010 era una
relazione privata tra l’artista e l’animale diventa così, sedici anni dopo,
un’esperienza aperta a tutti. Il progetto sarà inaugurato il 19 novembre con una action
di Marina Abramović. L’artista si siederà davanti
all’asino d’oro e inviterà alcune persone a prendere
il suo posto. Non una performance conclusa in se stessa, ma il gesto inaugurale
che consegna l’opera al pubblico e dà inizio alla sua vita partecipativa,
destinata a rinnovarsi ogni volta che qualcuno sceglierà di sedersi di fronte
all’animale.
Completa il progetto un’altra anteprima assoluta, The Road to Confession, 2026, la nuova opera video concepita da Marina Abramović appositamente per il
progetto. Girato all’alba dello scorso 30 giugno, diretto da Nabil Elderkin e realizzato con Factum Arte, il film
mostra Marina non più inginocchiata davanti all’asino, ma mentre cammina al suo
fianco, tenendolo con una semplice corda di canapa, attraverso le strade ancora
deserte della città. Roma lentamente si risveglia. Il percorso conduce Marina e
l’asino Paltò fino all’Arco di Giano,
dove l’artista si siede davanti
all’animale e i due si
guardano negli occhi. In quello sguardo, la confessione diventa incontro e la
liberazione apre la strada alla trasformazione. Dal 19 novembre l’installazione sarà aperta al pubblico con
l’autorizzazione e la collaborazione della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, diretta
da Daniela Porro, partner istituzionale del progetto. La
scultura e le opere video
resteranno all’Arco di Giano
fino al 19 maggio 2027. Le visite saranno consentite tutti i
giorni dalle ore 17 alle 21. L’Arco sarà inoltre valorizzato dalla sapiente illuminazione di Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar e maestro assoluto
della fotografia, realizzata grazie alla Fondazione Alda Fendi - Esperimenti.
“Ci sono incontri
che sembrano arrivare
nel momento esatto
in cui devono accadere, come un allineamento delle stelle. Quello con Marina Abramović per me è uno
di questi. Marina ed io abbiamo
attraversato ottant’anni di vita seguendo
strade diversissime, ma entrambe
con la stessa ostinazione nel cercare, sperimentare, rischiare e non fermarci mai”,
racconta Alda Fendi. “Quando ci siamo incontrate, Marina mi ha
rivelato di aver avuto una sensazione quasi inspiegabile: come se ci conoscessimo già, come se ci fossimo
incontrate in una vita precedente. E anche io la penso allo stesso modo.
Marina è la personificazione
stessa della performance: la porta nel corpo, nella visione, nella storia. E la performance appartiene
profondamente anche all’identità della Fondazione Alda Fendi - Esperimenti. Sin dall’inizio non abbiamo voluto
semplicemente esporre opere,
ma produrre accadimenti: spettacoli, actions,
esperimenti capaci di esistere in un luogo e in un momento preciso, per poi
rimanere nella memoria di chi li ha vissuti. Per questo arrivare oggi a
realizzare Confession insieme a Marina mi
sembra quasi un approdo naturale. E non poteva esserci luogo più giusto dell’Arco di Giano. È un monumento al quale siamo legati da anni, che la Fondazione ha contribuito a restituire alla città
attraverso la sua illuminazione e che oggi, appena restaurato, torna a
essere un luogo vivo. Portare qui Marina significa mettere in relazione la sua
forza contemporanea con la storia millenaria di Roma. A questo punto della
nostra vita, forse Marina ed io sappiamo entrambe che il tempo è il materiale
più prezioso che abbiamo. Confession parla anche di questo: della memoria, dell’esperienza,
di ciò che resta. Per me realizzarlo oggi, insieme a lei, a Roma, sotto l’Arco
di Giano, significa chiudere un cerchio e, nello stesso momento, aprirne uno
nuovo”.
“O tempora, o mores!”, dice ancora Alda
Fendi, “Endecasillabo struggente di mille
possibilità non avute, di argomenti non trattati, di perdoni irrisolti. E per
sempre noi, imperatori senza scettro, perfettamente lucidi ad annaspare nel
mare inventato da una comune specie umana.”
In
sintonia con la riflessione di Alda Fendi sulla spiritualità e sull’umanità
come valori imprescindibili e sull’arte come bene necessario da condividere con
la collettività, Marina Abramović affronta ancora una volta il difficile
compito di risvegliare le coscienze. “Confession 2010 è nata come un atto intimo
- una confessione a un asino. Gli ho affidato le sofferenze e le ferite della
mia infanzia. Cose che avevo portato dentro in silenzio per anni”, spiega Marina Abramović, Leone d’Oro come
Miglior Artista alla Biennale di Venezia nel 1997 per Balkan Baroque. “Nella performance del 2010, l’asino ha
ascoltato la mia storia e, dopo 4
ore e 50 minuti, se n’è andato. Ha preso la decisione di terminare la performance. Attraverso questa comunicazione silenziosa, sono riuscita
a lasciar andare. Si è fatto carico del peso del
mio dolore. Ora, dopo sedici anni, voglio condividere questo atto catartico con
tutti. In Confession 2026, l’asino diventa una scultura e la mia sedia resta
vuota. Tu siedi dove sedevo io. Guardi in quegli occhi belli, profondi,
espressivi. Tu proietti, l’animale da soma assorbe. Roma ha poi conferito una
nuova dimensione al progetto. Quando ho visto l’Arco di Giano, mi sono sentita
in dovere di creare una nuova opera video. The Road to Confession è stato
girato all’alba del 30 giugno. L’asino Paltò e io abbiamo vagato per le strade
deserte di Roma, solo noi due, muovendoci attraverso questa antica città mentre
iniziava lentamente a risvegliarsi. A Roma senti il passato ovunque, ma sei
completamente nel presente. Quest’opera è la mia lettera d’amore a Roma. Passa
attraverso il tempo - il passato diventa presente, l’inanimato è animato -
tutto diventa chiaro… Paltò si è trasformato
in bronzo e in questa metamorfosi
io divento libera, sollevata! Quello che ne è seguito è stata la comunicazione
più eloquente che io abbia mai avuto con
me stessa. Il confine tra umano
e non umano ha cessato di esistere. C’era un’altra presenza… una confessione perfetta… nessuna colpa. Ciò
che è iniziato con la mia memoria e il mio dolore ora appartiene a chiunque
entri in questo spazio. L’opera può proseguire e trasformarsi senza di me. Per
me, questa è comunione attraverso la confessione”.
Riunendo scultura, cinema, performance e fotografia, Confession, 2026 nasce dalla stretta collaborazione tra Marina Abramović, la Fondazione Alda Fendi
- Esperimenti, Factum Arte e la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio di Roma. Il progetto
trova nell’Arco di Giano non soltanto
il proprio scenario, ma una parte essenziale del suo significato. Nell’antico Foro Boario
- mercato del bestiame
e crocevia attraversato per secoli da animali, mercanti, carri e viaggiatori -
la figura dell’asino torna oggi sotto le arcate del monumento come presenza
silenziosa e contemporanea. L’antico monumento torna così a essere luogo di
passaggio, incontro e condivisione e non soltanto la cornice di Confession: diventa parte dell’opera
stessa, mettendo in relazione memoria e presente, permanenza e trasformazione,
storia individuale e memoria collettiva. Con Confession, la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti rinnova così la propria
vocazione a mettere
in dialogo il patrimonio millenario di Roma con i linguaggi più radicali del
presente, restituendo alla città non soltanto un’opera, ma un luogo da
attraversare, abitare e vivere nuovamente.
Date: 19 novembre 2026 - 19 maggio 2027
Sede: Arco di Giano, Roma
Opening pubblico: 19 novembre 2026, ore 18:00
– 20:00
Orari di
apertura: Aperto tutti i giorni, ore 17:00–21:00
Progetto
illuminotecnico: Vittorio Storaro




