giovedì 29 ottobre 2026

Apple. 50 anni di storia di David Pogue, la vera storia dell'azienda che ha cambiato il mondo - dal 03/11


 In occasione dei cinquant’anni di Apple,
 l’autentica storia dell’azienda che ha cambiato il mondo.

Nottate in bianco, genio ingegneristico e ribellione creativa.
Un libro necessario per tutti gli appassionati,
che svela i retroscena inediti sulla cultura sovversiva di Cupertino,
portandoci nel dietro le quinte dell’innovazione tecnologica.

«Un’impresa enorme.»
Wall Street Journal

DAVID POGUE
APPLE
50 anni di Storia 

In libreria a partire dal 3 novembre
Pagine: 608 | Prezzo: 36,00

IL LIBRO

Il 1° aprile 1976 due giovani poco più che ventenni, entrambi di nome Steve, fondano una startup. Con un obiettivo ambizioso: portare a tutti la potenza rivoluzionaria dei computer. Nel corso dei cinque decenni successivi, quella startup sarebbe diventata un’azienda capace di ridisegnare il panorama tecnologico e culturale del mondo intero, portando al grande pubblico innovazioni come il mouse, la stampa laser, i cd, il wi-fi, gli schermi touchscreen, i tablet. L’attenzione quasi ossessiva di Steve Jobs per i dettagli ha gettato le basi di prodotti capaci di unire tecnologia all’avanguardia, design ricercato e la bellezza della semplicità: iMac, iPod, iTunes, iPhone, iPad, AirPods e Apple Watch. Frutto di un’approfondita ricerca e riccamente illustrato, Apple: 50 anni di Storia rende omaggio a questo percorso, con interviste esclusive a persone chiave come Steve Wozniak, John Sculley, Jony Ive e numerosi designer, ingegneri e dirigenti che hanno contribuito a trasformare Apple nell’azienda che conosciamo oggi. Pogue sfata miti radicati da tempo, porta il lettore dietro le quinte di grandi successi (450 milioni di iPod, 700 milioni di iPad, 2,2 miliardi di iPhone) e di clamorosi fallimenti (Lisa, Apple III, Apple Car), analizza le forze rivali che oggi mettono alla prova il dominio di Apple e, soprattutto, mette in discussione alcuni dei miti più radicati sulla società, facendo luce sulla sua cultura anticonformista, sulle grandi personalità che l’hanno plasmata e sulle scelte che ne hanno determinato il successo. Nottate frenetiche, intuizioni geniali, ribellione creativa, flop e prodotti destinati a cambiare il mondo: Apple: 50 anni di Storia racconta dall’interno la parabola di un’azienda unica, capace di trasformare la tecnologia in cultura e di entrare, nel bene e nel male, nella vita di miliardi di persone. Un libro indispensabile per chi vuole conoscere la vera storia di Apple, capire come sia riuscita a diventare ciò che è oggi e scoprire cosa potrebbe aspettarla nei prossimi cinquant’anni.

L’AUTORE

David Pogue
scrive di Apple da sempre: è stato per tredici anni autore per Macworld e per altri tredici curatore della rubrica di tecnologia del New York Times. Vincitore di sette Emmy Award, relatore in cinque TED Talk e autore bestseller del New York Times, vive con la famiglia a New York.

 

mercoledì 28 ottobre 2026

Marina Abramović a Roma per Alda Fendi - Arco di Giano 19 novembre 2026

 

Il potere rivoluzionario dell’arte: Marina Abramović
e la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti

 


La Fondazione Alda Fendi - Esperimenti apre una nuova stagione del proprio percorso di ricerca e sperimentazione con una delle figure più radicali e visionarie dell’arte contemporanea: Marina Abramović. Grazie alla visione e alla determinazione di Alda Fendi, che ha fortemente voluto offrire alla città di Roma la possibilità di vivere senza barriere un gesto artistico unico per forza e suggestione, l’Arco di Giano diventa teatro di un incontro inedito tra arte contemporanea, archeologia e memoria.

Il
prossimo 19 novembre Marina Abramović presenta “Confession, 2026”, un progetto concepito per Roma e destinato, fino al 19 maggio 2027, a trasformare l’area archeologica in un luogo di esperienza, ascolto e partecipazione, nel segno di un’arte che non si limita a essere osservata, ma chiede di essere vissuta.

L’inaugurazione assume inoltre un particolare valore per la città perché coincide con una nuova, importante tappa nella storia dell’
Arco di Giano e della sua restituzione alla collettività. Dopo l’attentato mafioso del 1993 alla vicina chiesa di San Giorgio al Velabro, che danneggiò anche il monumento, l’Arco venne chiuso e protetto da una cancellata, interrompendo il rapporto diretto tra la città e uno dei luoghi più significativi dell’antico Foro Boario. Un primo importante intervento di restauro, concluso nel 2017, restituì in particolare la facciata rivolta verso Piazza della Bocca della Verità. Oggi, al termine di un ulteriore intervento di restauro e consolidamento finanziato nell’ambito del PNRR - Caput Mundi, che ha interessato anche la sistemazione delle aree circostanti, l’Arco torna a essere protagonista della vita culturale della città. È in questo momento simbolico che Confession entra fisicamente nel monumento: per sei mesi la nuova scultura di Marina Abramović sarà collocata sotto l’Arco, trasformando l’antico passaggio in uno spazio contemporaneo di incontro e partecipazione. Il monumento torna così alla sua originaria natura di luogo attraversato e vissuto, mettendo in relazione la Roma antica con il presente.

Il progetto si sviluppa attraverso tre opere strettamente connesse:
Confession, 2010, The Road to Confession, 2026 e la nuova opera site-specific Confession, 2026.

In un’anteprima assoluta per la
Fondazione Alda Fendi - Esperimenti, Marina Abramović torna su una delle opere più intime della propria ricerca: Confession, 2010, la performance nella quale l’artista, inginocchiata davanti a un asino - simbolo di umile bontà - condivideva con l’animale i ricordi dolorosi della propria infanzia, trasformando una confessione personale in un’esperienza di possibile liberazione.

Il percorso trova il proprio culmine in
Confession, 2026, simbolico atto alchemico attraverso il quale l’asino vivo si trasforma in un asino d’oro. È la prima scultura in bronzo di Marina Abramović, commissionata dalla Fondazione Alda Fendi - Esperimenti e realizzata con Factum Arte: un’opera a grandezza naturale composta da un asino in bronzo dorato e da una seduta metafisica, anch’essa in bronzo dorato, posta di fronte all’animale. Chiudendo il cerchio iniziato con Confession, 2010, la nuova opera trasferisce la confessione dall’esperienza individuale a una dimensione collettiva. Lo spettatore prende il posto dell’artista e, sedendosi davanti all’animale, è invitato ad affidargli ferite, traumi e fardelli. Gli occhi di vetro, profondi e immobili, invitano a sostenerne lo sguardo e ad abbandonarsi a un momento di confronto con la propria memoria e la propria storia. L’asino non risponde e non giudica: ascolta. Diventa il custode silenzioso delle confessioni e simbolicamente ne assume il peso. Ciò che nel 2010 era una relazione privata tra l’artista e l’animale diventa così, sedici anni dopo, un’esperienza aperta a tutti. Il progetto sarà inaugurato il 19 novembre con una action di Marina Abramović. L’artista si siederà davanti all’asino d’oro e inviterà alcune persone a prendere il suo posto. Non una performance conclusa in se stessa, ma il gesto inaugurale che consegna l’opera al pubblico e dà inizio alla sua vita partecipativa, destinata a rinnovarsi ogni volta che qualcuno sceglierà di sedersi di fronte all’animale.

Completa il progetto un’altra anteprima assoluta,
The Road to Confession, 2026, la nuova opera video concepita da Marina Abramović appositamente per il progetto. Girato all’alba dello scorso 30 giugno, diretto da Nabil Elderkin e realizzato con Factum Arte, il film mostra Marina non più inginocchiata davanti all’asino, ma mentre cammina al suo fianco, tenendolo con una semplice corda di canapa, attraverso le strade ancora deserte della città. Roma lentamente si risveglia. Il percorso conduce Marina e l’asino Paltò fino all’Arco di Giano, dove l’artista si siede davanti all’animale e i due si guardano negli occhi. In quello sguardo, la confessione diventa incontro e la liberazione apre la strada alla trasformazione. Dal 19 novembre l’installazione sarà aperta al pubblico con l’autorizzazione e la collaborazione della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, diretta da Daniela Porro, partner istituzionale del progetto. La scultura e le opere video resteranno all’Arco di Giano fino al 19 maggio 2027. Le visite saranno consentite tutti i giorni dalle ore 17 alle 21. L’Arco sarà inoltre valorizzato dalla sapiente illuminazione di Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar e maestro assoluto della fotografia, realizzata grazie alla Fondazione Alda Fendi - Esperimenti.

“
Ci sono incontri che sembrano arrivare nel momento esatto in cui devono accadere, come un allineamento delle stelle. Quello con Marina Abramović per me è uno di questi. Marina ed io abbiamo attraversato ottant’anni di vita seguendo strade diversissime, ma entrambe con la stessa ostinazione nel cercare, sperimentare, rischiare e non fermarci mai”, racconta Alda Fendi. “Quando ci siamo incontrate, Marina mi ha rivelato di aver avuto una sensazione quasi inspiegabile: come se ci conoscessimo già, come se ci fossimo incontrate in una vita precedente. E anche io la penso allo stesso modo. Marina è la personificazione stessa della performance: la porta nel corpo, nella visione, nella storia. E la performance appartiene profondamente anche all’identità della Fondazione Alda Fendi - Esperimenti. Sin dall’inizio non abbiamo voluto semplicemente esporre opere, ma produrre accadimenti: spettacoli, actions, esperimenti capaci di esistere in un luogo e in un momento preciso, per poi rimanere nella memoria di chi li ha vissuti. Per questo arrivare oggi a realizzare Confession insieme a Marina mi sembra quasi un approdo naturale. E non poteva esserci luogo più giusto dell’Arco di Giano. È un monumento al quale siamo legati da anni, che la Fondazione ha contribuito a restituire alla città attraverso la sua illuminazione e che oggi, appena restaurato, torna a essere un luogo vivo. Portare qui Marina significa mettere in relazione la sua forza contemporanea con la storia millenaria di Roma. A questo punto della nostra vita, forse Marina ed io sappiamo entrambe che il tempo è il materiale più prezioso che abbiamo. Confession parla anche di questo: della memoria, dell’esperienza, di ciò che resta. Per me realizzarlo oggi, insieme a lei, a Roma, sotto l’Arco di Giano, significa chiudere un cerchio e, nello stesso momento, aprirne uno nuovo”.

“
O tempora, o mores!”, dice ancora Alda Fendi, “Endecasillabo struggente di mille possibilità non avute, di argomenti non trattati, di perdoni irrisolti. E per sempre noi, imperatori senza scettro, perfettamente lucidi ad annaspare nel mare inventato da una comune specie umana.”

In sintonia con la riflessione di Alda Fendi sulla spiritualità e sull’umanità come valori imprescindibili e sull’arte come bene necessario da condividere con la collettività, Marina Abramović affronta ancora una volta il difficile compito di risvegliare le coscienze. “
Confession 2010 è nata come un atto intimo - una confessione a un asino. Gli ho affidato le sofferenze e le ferite della mia infanzia. Cose che avevo portato dentro in silenzio per anni”, spiega Marina Abramović, Leone d’Oro come Miglior Artista alla Biennale di Venezia nel 1997 per Balkan Baroque. “Nella performance del 2010, l’asino ha ascoltato la mia storia e, dopo 4 ore e 50 minuti, se n’è andato. Ha preso la decisione di terminare la performance. Attraverso questa comunicazione silenziosa, sono riuscita a lasciar andare. Si è fatto carico del peso del mio dolore. Ora, dopo sedici anni, voglio condividere questo atto catartico con tutti. In Confession 2026, l’asino diventa una scultura e la mia sedia resta vuota. Tu siedi dove sedevo io. Guardi in quegli occhi belli, profondi, espressivi. Tu proietti, l’animale da soma assorbe. Roma ha poi conferito una nuova dimensione al progetto. Quando ho visto l’Arco di Giano, mi sono sentita in dovere di creare una nuova opera video. The Road to Confession è stato girato all’alba del 30 giugno. L’asino Paltò e io abbiamo vagato per le strade deserte di Roma, solo noi due, muovendoci attraverso questa antica città mentre iniziava lentamente a risvegliarsi. A Roma senti il passato ovunque, ma sei completamente nel presente. Quest’opera è la mia lettera d’amore a Roma. Passa attraverso il tempo - il passato diventa presente, l’inanimato è animato - tutto diventa chiaro… Paltò si è trasformato in bronzo e in questa metamorfosi io divento libera, sollevata! Quello che ne è seguito è stata la comunicazione più eloquente che io abbia mai avuto con me stessa. Il confine tra umano e non umano ha cessato di esistere. C’era un’altra presenza… una confessione perfetta… nessuna colpa. Ciò che è iniziato con la mia memoria e il mio dolore ora appartiene a chiunque entri in questo spazio. L’opera può proseguire e trasformarsi senza di me. Per me, questa è comunione attraverso la confessione”.

Riunendo scultura, cinema, performance e fotografia,
Confession, 2026 nasce dalla stretta collaborazione tra Marina Abramović, la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti, Factum Arte e la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Il progetto trova nell’Arco di Giano non soltanto il proprio scenario, ma una parte essenziale del suo significato. Nell’antico Foro Boario - mercato del bestiame e crocevia attraversato per secoli da animali, mercanti, carri e viaggiatori - la figura dell’asino torna oggi sotto le arcate del monumento come presenza silenziosa e contemporanea. L’antico monumento torna così a essere luogo di passaggio, incontro e condivisione e non soltanto la cornice di Confession: diventa parte dell’opera stessa, mettendo in relazione memoria e presente, permanenza e trasformazione, storia individuale e memoria collettiva. Con Confession, la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti rinnova così la propria vocazione a mettere in dialogo il patrimonio millenario di Roma con i linguaggi più radicali del presente, restituendo alla città non soltanto un’opera, ma un luogo da attraversare, abitare e vivere nuovamente.


Date
: 19 novembre 2026 - 19 maggio 2027
Sede: Arco di Giano, Roma
Opening pubblico: 19 novembre 2026, ore 18:00 – 20:00
Orari di apertura: Aperto tutti i giorni, ore 17:00–21:00
Progetto illuminotecnico: Vittorio Storaro

In Libreria LAWFARE, IL SAPORE SCANDALOSO DEL POTERE, Textus Edizioni


 

"Lawfare. Il sapore scandaloso del potere"


Franco Garofalo — Textus Edizioni

Prefazione di Bobo Craxi, postfazione di Giorgio Benvenuto

 

Quando l’accertamento delle responsabilità penali diventa anche uno strumento di delegittimazione politica? Quale ruolo assume l’informazione nel trasformare un’accusa in un giudizio pubblico? Sono gli interrogativi al centro di «Lawfare. Il sapore scandaloso del potere», il libro di Franco Garofalo, pubblicato da Textus Edizioni, con la prefazione di Bobo Craxi e la postfazione di Giorgio Benvenuto.


Il volume affronta il tema del lawfare, l’impiego strategico del diritto e degli strumenti giudiziari nei conflitti per il potere. Garofalo ne esamina i diversi significati, dalle elaborazioni del pensiero strategico statunitense alle interpretazioni latinoamericane, per interrogarsi sugli effetti delle inchieste sulla competizione democratica, sulla reputazione dei protagonisti e sugli equilibri istituzionali.


Al centro dell’analisi la stagione di Mani pulite, il collasso dei partiti della Prima Repubblica e la vicenda di Bettino Craxi, messi a confronto con il Brasile di Lula e dell’inchiesta Lava Jato e con l’Argentina di Cristina Fernández de Kirchner. L’autore propone di leggere queste esperienze attraverso il rapporto fra contestazioni penali, esposizione mediatica e conseguenze politiche, mantenendo distinte le caratteristiche dei diversi contesti nazionali.


Garofalo delimita esplicitamente l’obiettivo dell’indagine: il libro condanna la corruzione e dichiara di non voler rimettere in discussione le risultanze processuali di Tangentopoli. L’interrogativo riguarda piuttosto il passaggio dalla repressione dei reati alla trasformazione di un sistema politico e sociale. Nella sua lettura, per comprenderlo occorre considerare l’interazione fra magistratura, informazione, opinione pubblica e interessi economici e geopolitici.


Un’attenzione particolare è riservata alla politica mediterranea di Craxi e alla crisi di Sigonella, ricostruite anche attraverso i colloqui con l’ambasciatore Antonio Badini. Garofalo sostiene un collegamento fra l’autonomia internazionale perseguita dall’Italia e gli interessi che avrebbero accompagnato la successiva caduta politica del leader socialista. È una delle tesi interpretative del volume, che inserisce la vicenda italiana nel quadro della fine della guerra fredda, della globalizzazione e del mutamento del ruolo dello Stato.


L’autore distingue inoltre la critica alla strumentalizzazione delle inchieste nazionali dal sostegno alla giustizia internazionale. I procedimenti per crimini di guerra e contro l’umanità pongono, nel suo ragionamento, problemi differenti da quelli esaminati nei casi italiano e latinoamericani. Garofalo richiama la dipendenza della giurisdizione internazionale dalla collaborazione degli Stati, accostandone i limiti operativi a quelli dell’ONU.


Bobo Craxi pone al centro della propria riflessione l’equilibrio fra potere politico e giudiziario. Nella prefazione osserva che «anche la stessa legge può essere strumento letale per colpire avversari politici». Il problema riguarda anche l’effetto combinato delle iniziative giudiziarie e della loro rappresentazione mediatica: secondo Craxi, questo intreccio può produrre una delegittimazione delle persone coinvolte prima della conclusione dei procedimenti. La sua lettura distingue le responsabilità per il finanziamento illecito della politica dagli interrogativi sulla dissoluzione di un intero sistema di rappresentanza e richiama la necessità di affidare il confronto con gli avversari a proposte, credibilità e consenso democratico.


Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione Bruno Buozzi, collega la rilettura della Prima Repubblica alla capacità della politica di rispondere ai problemi del presente. Lavoro, Costituzione, riforme, corpi intermedi e integrazione europea costituiscono i riferimenti di una riflessione che investe le diseguaglianze, il riconoscimento delle competenze e la distanza fra cittadini e istituzioni. Benvenuto sollecita una politica capace di ascoltare e formulare proposte, restituendo centralità alla solidarietà e alla conoscenza. Nella postfazione, Riflettere sulla prima Repubblica, scrive: «Non c’è nel suo racconto il rimpianto del passato. C’è forte lo stimolo per affrontare il futuro».


«Lawfare» offre così diversi percorsi di lettura e di approfondimento giornalistico: la rilettura di Mani pulite nel confronto internazionale, il rapporto fra giustizia e reputazione, la politica estera di Craxi, la trasformazione dei partiti e della rappresentanza. Un saggio che propone tesi da discutere sul confine fra legalità, consenso e potere, rivolgendosi a chi si occupa di storia politica, istituzioni e informazione.



Textus Edizioni

Web: www.textusedizioni.it


 

PINK FLOYD LEGEND & GUY PRATT - Remembering Richard Wright. 18 e 19 febbraio 2027 Teatro Olimpico, Roma

 

18 e 19 febbraio 2027 – Teatro Olimpico, Roma

PINK FLOYD LEGEND & GUY PRATT

Remembering Richard Wright

Al Teatro Olimpico di Roma due concerti dedicati a Richard Wright

 insieme al bassista dei Pink Floyd dell’era post-Waters 

 

Il 18 e 19 febbraio 2027 i Pink Floyd Legend tornano al Teatro Olimpico di Roma con Remembering Richard Wright, un evento unico dedicato al tastierista e compositore che ha avuto un ruolo fondamentale nella definizione del suono dei Pink Floyd, contribuendo con le sue armonie, le sue tastiere e le sue composizioni ad alcuni dei momenti più importanti della storia della band. A condividere il palco con i Legend sarà Guy Pratt, che dal 1987 è stato il bassista dei Pink Floyd, suonando al fianco di David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright, dal tour mondiale di A Momentary Lapse of Reason all’album e al tour di The Division Bell, fino agli album PULSE e The Endless River, e che nel 1996 divenne genero di Richard.

 

Remembering Richard Wright nasce dall’incontro tra i Pink Floyd Legend e Guy Pratt: insieme ripercorreranno alcune delle composizioni più significative di Wright e della formazione britannica, con brani tratti da album come The Piper at the Gates of Dawn, The Dark Side of the Moon e The Division Bell, mettendo al centro il contributo musicale di Wright e la straordinaria eredità sonora che ha lasciato nella storia della band.


«Richard Wright è stato il genio silenzioso che ha contribuito in modo determinante a plasmare il suono dei Pink Floyd, con la sua sensibilità, le sue armonie e la sua visione artistica. Remembering Richard Wright vuole essere per noi molto più di un concerto: un atto di gratitudine e un sincero omaggio a uno dei grandi artefici della storia dei Pink Floyd. Insieme a Guy Pratt vogliamo celebrare la sua eredità attraverso le composizioni che più ne raccontano la profondità, restituendo al pubblico almeno una parte della magia e della forza espressiva che hanno reso la sua musica immortale», raccontano i Pink Floyd Legend.

 

I Pink Floyd Legend sono Fabio Castaldi (voce e basso), Alessandro Errichetti (voce e chitarre), Simone Temporali (voce e tastiere), Paul Enjoy (chitarre, basso e voce) ed Emanuele Esposito (batteria) con Giorgia Zaccagni, Daphne Nisi Mete e Claudia Marss ai cori e Maurizio Leoni al sassofono solista.

Con oltre 200.000 spettatori negli ultimi anni, la band è riconosciuta dal pubblico e dalla critica come una delle formazioni di riferimento del panorama floydiano, grazie alla qualità e alla fedeltà delle sue interpretazioni.

Negli anni la band ha portato in scena grandi produzioni, tutte firmate Gilda Petronelli / Menti Associate, come Atom Heart Mother con coro e orchestra, The Dark Side of the Moon – 50th Anniversary Tour, Animals con la Battersea Power Station in mapping 3D e, più recentemente, l’opera rock The Wall. Nel corso della loro attività i Pink Floyd Legend hanno inoltre condiviso il palco con numerosi musicisti legati alla storia dei Pink Floyd, tra cui Ron Geesin, Gary Wallis e Harry Waters.  

 

Pink Floyd Legend & Guy Pratt in “Remembering Richard Wright”
Giovedì 18 e venerdì 19 febbraio 2027
 – ore 20.30
Teatro Olimpico – Piazza Gentile da Fabriano 17 – 00196 Roma
Info:
biglietti@teatroolimpico.it  TicketOne.it
Da €33.40 + d.p.

Organizzazione & Management: Menti Associate,
www.mentiassociate.com 
Ufficio Stampa: Fabiana Manuelli