martedì 21 luglio 2020

Donata Battilotti LE MURA DI VICENZA NEL CINQUECENTO


Donata Battilotti

LE MURA DI VICENZA

NEL CINQUECENTO

Cronaca di un fallimento

Fin dall'inizio del Cinquecento Vicenza è al centro di iniziative per il rin- novamento della sua cinta muraria. La città si trova infatti in una posizio- ne strategicamente delicata dello Stato veneziano, a pochi chilometri dal confine settentrionale con l'impero asburgico, e le sue alte mura medievali

sono ormai inadeguate di fronte alla sempre più potente artiglieria e ai mutati sistemi d'assalto.

Dopo un grandioso piano di fortificazione avviato da Bartolomeo d'Alviano e rimasto interrotto, si susseguono incalzanti, fino alla metà del secolo, interventi d'emergenza e progetti più o meno articolati che coinvolgono prestigiosi uomini d'arme e architetti, concludendosi però con un nulla di fatto. Tutti si scontrano con la presenza pericolosa del Monte Berico, con la necessità di radere al suolo parte della città, con la ribellione dei vicentini per la quota di spesa giudicata eccessiva, con la prassi decisionale veneziana che si nutre di un numero espo- nenziale di pareri di esperti.

L'intera vicenda, nota nelle linee generali ma mai indagata a fondo, viene ricostruita attraverso le voci dei testimoni e dei principali protagonisti, a cominciare da quelle che emergono dalla fitta e inedita corrispondenza del capitano generale dell'esercito veneziano Francesco Maria I Della Rovere, duca di Urbino, e dopo di lui del figlio Guidobaldo II, con il loro agente a Venezia Giovan Giacomo Leonardi, esperto militare e autore di un trattato sulle fortificazioni.

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