EGEA PRESENTA
Quanto vale – oggi – la conoscenza?
In un mondo complesso, veloce e influenzato dall’intelligenza
artificiale, Maria Chiara Carrozza ci invita a non dare per scontato il
sapere, ma a riconoscerlo e valorizzarlo come risorsa strategica per la
democrazia, la coesione sociale e la capacità di
immaginare il futuro.
Milano, marzo 2026 – Ogni volta che parliamo di tecnologia, transizione ecologica, salute, crescita economica o democrazia, al centro c’è la stessa, silenziosa infrastruttura: la conoscenza. È il tessuto invisibile che collega
laboratori e aule scolastiche, decisioni di governo e scelte quotidiane, strategie industriali e aspirazioni delle nuove generazioni. Ma quanto vale davvero, per un Paese e per le persone, la capacità di generare, condividere e usare il sapere?
E cosa accade quando ricerca, università, scuola e politiche pubbliche non sono all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte?
Nel libro “Quanto vale la conoscenza” (Egea, 2026), Maria Chiara Carrozza riflette sul ruolo del sapere – e della ricerca – in un mondo sempre più veloce, complesso e influenzato dall'impatto dell’intelligenza artificiale, spiegandoci
perché il suo valore vada ben al di là della capacità di calcolo di una macchina, e si articoli invece in un esercizio critico, responsabile e radicato nell'esperienza personale. Una risorsa fondamentale, insomma, non solo per comprendere limiti fisici
e politici dell’artificiale, ma anche per preservare autonomia, libertà e qualità della formazione umana e – in ultima istanza – la democrazia, la coesione sociale e la capacità di immaginare il futuro.
Scienziata e docente di Bioingegneria e biorobotica all’Università di Milano Bicocca,
già presidente del CNR, ministro dell’Istruzione e rettrice della
Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Carrozza si approccia all’analisi
con lo sguardo di chi ha
attraversato la scienza come ricercatrice, dirigente e protagonista
delle istituzioni. Dalla fisica sperimentale, dove l’autrice si è
formata, alla neurorobotica, passando per l’organizzazione dei sistemi
di ricerca, la diplomazia scientifica, la relazione
uomo-robot e le implicazioni dell’AI generativa nella formazione dei bambini e dei giovani:
l’autrice racconta (dall’interno) come nascono le innovazioni, quali
condizioni servono perché i talenti possano fiorire e perché parlare di
ricerca significhi
sempre, in ultima analisi, parlare di democrazia e di diritti. I
tempi lunghi degli esperimenti, le incertezze, il ruolo delle comunità
di ricerca, l’intreccio costante con le decisioni politiche: le pagine
restituiscono la vita quotidiana della scienza
in un racconto che tiene insieme biografia intellettuale e sguardo
sistemico, articolato in cinque “lezioni”.
La ricerca viene dal futuro
Secondo Carrozza, la scienza è un investimento di lungo periodo,
capace di anticipare problemi e opportunità prima che diventino
emergenze. Molte tecnologie oggi centrali – dai sistemi di intelligenza
artificiale alle soluzioni avanzate per la salute
– nascono da ricerche avviate decenni fa, spesso prive di
applicazioni immediate. Tagliare fondi o frammentare i percorsi
scientifici significa allora ipotecare la capacità di un Paese di comprendere e governare i cambiamenti in corso.
Politica della scienza, scienza per la politica
Dalla duplice prospettiva di scienziata ed ex ministra, Carrozza riflette sul dialogo – talvolta difficile, talvolta virtuoso – tra comunità scientifica e istituzioni, mostrando perché le decisioni pubbliche debbano saper dialogare con le evidenze
emerse dalla ricerca e come costruire strutture, processi e linguaggi che rendano questo dialogo effettivo, superando sia la tecnocrazia sia la sfiducia populista verso gli esperti.
La quinta libertà e i talenti
Carrozza introduce l’idea di una nuova libertà europea, accanto a quelle di persone, beni, servizi e capitali: la libertà della conoscenza. È la possibilità di formarsi, fare ricerca, muoversi tra istituzioni e Paesi, far circolare idee e competenze. Carrozza mette
a fuoco le condizioni necessarie per attrarre e trattenere
ricercatrici e ricercatori – carriere chiare, valutazioni trasparenti,
riconoscimento sociale del lavoro scientifico – e pone una domanda
cruciale: come evitare che i talenti siano costretti
a cercare altrove ciò che non trovano in casa?
Gli ecosistemi della conoscenza
La prospettiva si allarga a università, centri di ricerca, imprese, territori e cittadini, considerati come parti di un unico sistema. La conoscenza non nasce in un vuoto sociale: prende forma in luoghi specifici, in cui infrastrutture, reti di collaborazione,
politiche industriali e cultura civica si intrecciano. Il libro racconta come gli investimenti nel sapere possano trasformare profondamente i territori, generando innovazione, occupazione qualificata, ma anche nuove responsabilità in termini di sostenibilità
e inclusione.
Educazione e formazione al tempo dell’AI generativa
La riflessione si sposta sul terreno della scuola e dell’università.
Lontano sia dall’entusiasmo acritico sia dal rifiuto
nostalgico, Carrozza si interroga su come cambiano i processi di apprendimento e il ruolo degli insegnanti quando l’intelligenza
artificiale entra stabilmente nella vita quotidiana. Non basta insegnare a usare gli strumenti digitali: occorre formare persone capaci di comprenderne il funzionamento, i limiti, le implicazioni etiche e sociali. La domanda di fondo diventa: quali
cittadini vogliamo educare in un’epoca in cui l’accesso alle informazioni è potenzialmente infinito, ma la capacità di orientarsi tra saperi diversi è sempre più decisiva?
Il valore della conoscenza, insomma, è plurale: culturale,
economico, democratico, umano. Conta in termini di produttività e
competitività, ma anche di qualità della convivenza civile, di libertà
individuale, di capacità di leggere il presente
e immaginare il futuro. È ciò che permette a una società di non subire passivamente le trasformazioni tecnologiche,
ma di governarle; di non limitarsi a rincorrere innovazioni prodotte
altrove, ma di contribuire a definirne direzioni e significati.
In quest’ottica, il libro parla all’Italia e all’Europa di oggi, ma soprattutto alle generazioni che verranno,
chiamate a progettare un nuovo patto tra conoscenza e società. È un
invito a considerare la ricerca non come un lusso per tempi migliori,
ma come un bene pubblico strategico, un’infrastruttura essenziale, a pari della Sanità,
e a chiedere politiche pubbliche capaci di dare continuità agli
investimenti, rafforzare la libertà accademica, sostenere l’innovazione
responsabile e costruire
ecosistemi della conoscenza aperti e inclusivi. Perché, senza una
visione di lungo periodo e senza fiducia nella formazione, non può
esserci sviluppo sostenibile né futuro condiviso.
---
L’AUTRICE
Maria Chiara Carrozza, scienziata e docente di Bioingegneria e
Biorobotica all’Università di Milano Bicocca, è stata Presidente del
CNR, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca e, dal 2007 al 2013,
Rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di
Pisa. I suoi interessi di ricerca sono nel campo della Neurorobotica e
della Bioingegneria della riabilitazione. Attualmente svolge ricerca nel
Dipartimento di Psicologia dell’Università Bicocca sugli aspetti
cognitivi nella relazione uomo-robot, e sulle implicazioni
dell’applicazione dell’intelligenza artificiale nella formazione dei
bambini.
DATI TECNICI:
“Quanto vale la conoscenza – Cinque lezioni per la ricerca del futuro” di Maria Chiara Carrozza
Egea, 2026 – pp. 168 – € 17,50 – Nelle librerie italiane dal 13 marzo
---




0 commenti:
Posta un commento
Stelline