“Economia frugale”:
il libro che ci insegna come fare di più con meno
(e costruire un mondo migliore)
In un tempo segnato da crisi e scarsità, lo studioso franco-indiano
Navi Radjou condivide un nuovo modello di sviluppo che ridefinisce il
concetto di prosperità, invitandoci a ottimizzare ciò che già esiste con
saggezza e creatività. In libreria dal 24 aprile.
Milano, 22 aprile 2026 – Gli esseri umani sembrano nati per “fare di più”: battere record, scalare montagne, raggiungere la luna. Ma che cosa accade quando questa spinta a superare i limiti si scontra con un pianeta che limiti reali
li impone eccome? In un tempo segnato da crisi climatiche,
scarsità di risorse, filiere fragili e tensioni geopolitiche che possono
mettere sotto pressione gli approvvigionamenti globali, continuare a
produrre, consumare e crescere secondo i modelli
del passato non è più possibile. È da questo paradosso che nasce il
modello dell’“Economia frugale”, il nuovo paradigma di sviluppo raccontato da Navi Radjou in un saggio edito da Egea e disponibile nelle librerie italiane dal 24 aprile,
con una prefazione di Sergio Iasi, presidente di Officine Maccaferri.
Pensatore franco-indiano, docente e ricercatore specializzato in
innovazione e sostenibilità, già fellow alla Judge Business School di Cambridge, Radjou propone un cambio di paradigma: non basta chiedere alle imprese di ridurre il proprio impatto
ambientale o di “fare meno danni”. Serve un modello economico capace di generare insieme valore economico, sociale ed ecologico, ottimizzando con saggezza, creatività e intelligenza ciò che già esiste.
A fondare questa visione sono quattro leve.
La prima è la condivisione di risorse tra imprese, che
sostituisce la competizione a somma zero con forme di cooperazione
capaci di aumentare efficienza, agilità e innovazione. Dall’Olanda alla
Cina, dalla Francia agli Stati Uniti, il libro racconta
casi di aziende che condividono rifiuti, magazzini, capacità
produttiva, potere d’acquisto, dipendenti, clienti e perfino proprietà
intellettuale. Secondo Radjou, la condivisione B2B potrebbe liberare nei prossimi anni oltre 3 trilioni di dollari di
valore economico.
La seconda leva è la produzione distribuita e vicina ai territori.
Dopo decenni di delocalizzazione e catene del valore progettate solo
per l’efficienza, Radjou propone di riportare parte della produzione più
vicino ai clienti, attraverso filiere più
corte, micro-fabbriche agili e risorse locali.
La terza è quella delle reti di valore locali, che mettono in relazione imprese, comunità e luoghi. Radjou insiste sul concetto di iper-localismo non come chiusura, ma come risposta concreta a problemi globali che
hanno effetti diversi da territorio
a territorio. Le reti iper-locali, spiega, sono insieme radicate nei
luoghi e connesse al mondo: una forma di glocalizzazione che permette
di affrontare scarsità, crisi climatica e disuguaglianze valorizzando capacità, risorse e bisogni locali.
La quarta – e ultima – è la tripla rigenerazione di persone, luoghi e ambiente:
non solo ridurre l’impatto negativo, ma generare effetti positivi,
rafforzando la vitalità delle comunità e la resilienza degli ecosistemi.
In quest’ottica, secondo Radjou, l’Italia è più avanti di quanto si possa immaginare. Il nostro tessuto produttivo – diffuso, manifatturiero, territoriale –
rappresenta infatti un terreno particolarmente fertile per lo sviluppo
di un’economia
più resiliente, consapevole e frugale. Nel volume viene citato anche il
lavoro di ENEA, che ha creato una piattaforma digitale per consentire
alle imprese italiane di condividere risorse industriali nei
diversi territori. Finora quasi 300 aziende italiane,
in gran parte piccole e medie imprese, hanno stretto 1.946 partnership
simbiotiche per condividere 2.672 risorse in varie regioni del Paese.
“L’Italia ha una lunga tradizione manifatturiera, fatta di distretti
produttivi, filiere integrate e competenze ingegneristiche di alto
livello”, si legge nella prefazione di Sergio Iasi, presidente di
Officine Maccaferri, multinazionale italiana che
opera nello sviluppo di soluzioni per l’ingegneria civile, geotecnica e
ambientale, (e la cui visione industriale rispecchia alcuni dei
principi dell'economia frugale). “Proprio per questo può giocare un ruolo importante nella costruzione di modelli economici
più efficienti, collaborativi e sostenibili”.
“In contrasto con il sistema capitalistico del «fare di più con di
più», che divora sempre più risorse per produrre un numero sempre
maggiore di prodotti inutili, l’economia frugale cerca di fare meglio
con meno, valorizzando al massimo tutte le risorse
esistenti per massimizzare il valore per tutti gli stakeholder”, scrive Radjou.
Perché l’economia frugale non ci invita a rinunciare alla prosperità, ma a ridefinirne il significato.
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L’AUTORE
Navi Radjou è tra le voci più autorevoli a livello internazionale
sui temi dell’innovazione e della leadership. Studioso
franco-americano, da oltre trent’anni affianca imprese e governi in
tutto il mondo. È stato Fellow presso la Judge Business School
dell’Università di Cambridge e vicepresidente di Forrester Research.
Dal 2021 Thinkers50 lo annovera tra i 50 pensatori di management più
influenti al mondo; nel 2013 gli ha conferito l’Innovation Award. È
coautore di Frugal Innovation e dei bestseller Jugaad
Innovation e From Smart to Wise. Nato a Pondicherry, ha studiato
all’École Centrale Paris e alla Yale School of Management.
DATI TECNICI:
“Economia frugale – Come le imprese possono fare di piu' con meno (e costruire un mondo migliore)” di Navi Radjou
Con prefazione di Sergio Iasi, presidente di Officine Maccaferri
Egea, 2026 – pp. 256 – € 24,90 – Nelle librerie italiane dal 24 aprile
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