UDINE –
Raccontare la grandezza di qualcuno o di qualcosa, per esempio di un
campione o di un’impresa sportiva, non è mai facile: basta un attimo e
si rischia di oltrepassare la linea, di compromettere un equilibrio.
Tutto diventa “epica”, “sogno”, “mito”. Tutto diventa colore e calore.
Del resto, raccontare la grandezza è come raccontare la normalità: serve
un alfabeto specifico, misurato, capace di puntare all’essenza. Ma è
davvero possibile essere misurati quando si maneggia un nome incredibile
come quello di Yakusho Koji?
Il protagonista del magnifico Perfect Days di Wim Wenders, attore-simbolo del 2023 (incoronato a Cannes) e degli ultimi quarant’anni di cinema giapponese, riceverà, il 25 aprile, il Gelso d’Oro alla Carriera sul palco del Far East Film Festival n.28 di Udine! Un momento epocale che, in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma/The Japan Foundation e di ANA (All Nippon Airways), vedrà Yakusho anche protagonista di un imperdibile tributo: una monografia complessiva di 8 titoli presentati sia a Udine (7 film) che a Roma (5 film) per dipingere il ritratto del «Tom Hanks nipponico» (The Blood of Wolves, The Woodsman and the Rain, The Eel, Perfect Days, Tampopo, Under The Open Sky, 13 Assassins e Cure), prima al FEFF e poi presso l’Istituto in Roma per la dedica Yakusho Koji: Perfect Roles (il 28 aprile dialogo pubblico tra Yakusho e Giorgio Amitrano).
Se raccontare il FEFF significa raccontare la grandezza del cinema pop asiatico senza paura dei superlativi e dei punti esclamativi, raccontare gli ospiti d’onore del FEFF significa
raccontare la loro grandezza senza paura di sfoggiare parole come
“gigante”, “icona”, “leggenda”. Ed ecco, appunto, l’arrivo di un
gigante, di un’icona, di una leggenda gloriosamente in sella dal 1985 (ricordate Tampopo, felice precursore di tante mode culinarie odierne?).
Nato
nel 1956 a Nagasaki, nel 1978 entra nella scuola di recitazione di
Nakadai Tatsuya e, cinque anni più tardi, diventa famoso interpretando
il signore della guerra Oda Nobunaga in una serie drammatica della NHK.
La grande svolta, tuttavia, avviene nel 1996 con la commedia di Suo
Masayuki Shall We Dance?, grazie al ruolo principale (nel remake hollywoodiano, ricordiamo, il ruolo passerà a Richard Gere). Nel 1997 torna sotto i riflettori internazionali con L’anguilla (The Eel) di Imamura Shohei, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, ma l’impronta più duratura arriva subito dopo con il cult horror Cure di Kurosawa Kiyoshi.
Nei
decenni successivi Yakusho ha consolidato questi successi con
interpretazioni pluripremiate per importanti registi giapponesi e
stranieri, tra cui Rob Marshall (Memorie di una Geisha), Alejandro González Iñárritu (Babel), Miike Takashi (13 Assassins), Kore-eda Hirokazu (Il terzo omicidio-The Third Murder), Shiraishi Kazuya (Blood of Wolves) e Wim Wenders (Perfect Days).
Ora
settantenne, Yakusho è sempre molto richiesto per film, serie e,
barometro della popolarità in Giappone, spot televisivi. Decine di premi
riempiono i suoi scaffali, ma continua tenacemente a cercare di
superare sé stesso. Chi potrà mai superarlo?
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Stelline