MILENA CONTINI
MICHELA MARTIGNONI
LA BELLA COSTA
Collana: AFFRESCHI
Uscita:24aprile 2026
Formato: brossura con alette
- Prezzo di copertina: 18.00 euro
- Pagine: 243
- Anno: 2026
- Collana: Affreschi
Milena Contini è docente di Letteratura Italiana da diciotto anni. Lavora presso l’Università eCampus, collabora con l’Universidade de Santiago de Compostela, conduce la trasmissione “1000 cose da dire” su UniGeRadio, dirige la collana letteraria ‘Immortali’ (DelosDigital) e cura la rubrica ‘Gocce’ su «Writers Magazine Italia». Oltre alla produzione accademica, ha pubblicato novelle, racconti lunghi e In caso di pioggia (Rayuela, 2025), raccolta di poesie, tradotte anche in spagnolo, francese, giapponese, bielorusso e arabo.
Michela Martignoni è editor, consulente editoriale e divulgatrice culturale. In coppia con la sorella Elena scrive da più di vent’anni romanzi storici e polizieschi pubblicati anche in Spagna, Germania e Stati Uniti. Dal 2012, con la medesima coautrice e dietro lo pseudonimo di Emilio Martini, firma per l’editore Corbaccio la serie del Commissario Berté, arrivata con successo al diciassettesimo episodio. Per Solferino ha scritto il romanzo storico Il duca che non poteva amare (2023).
DESCRIZIONE
Una città caleidoscopica, intrisa di colori, di vento e di leggende. Irrimediabilmente spalancata verso l’abbraccio salato del mare, con tutte le sue lusinghe, i suoi segreti, i suoi abissi.
Un’epoca traboccante d’energia vitale e di feroci contraddizioni. Luce e ombra. Magia e scienza. Malattia e prosperità. Carne e spirito. Ostilità e armonia. Libertà e schiavitù. Salvezza e perdizione.
Una famiglia con le radici scolpite nel passato e lo sguardo orientato verso il futuro.
Una donna passionale, volitiva, anticonformista. Fragile e tenace allo stesso tempo. Capace di correre incontro al proprio destino senza voltarsi indietro, senza abbassare mai lo sguardo, senza smettere di sognare la felicità.
Una narrazione asciutta, conturbante, avvincente.
SINOSSI
Siamo a Genova tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento.
La giovane Antonietta Galera Costa rifiuta con fermezza le nozze che le vengono imposte dai suoi genitori. Non sposerà il gentiluomo francese scelto per lei nemmeno dopo terribili torture fisiche e psicologiche. Solo il fidato Gabrio, figlio della domestica Susanna, amico di sempre e per sempre, cerca di aiutarla.
La notizia del sopruso arriva all’attenzione del Doge, attraverso una tipica usanza genovese: quella dei biglietti dei calici. Chiunque poteva anonimamente denunciare prevaricazioni e reati, ponendo dei messaggi in recipienti collocati all’esterno della sede del dogato della Repubblica. A chiedere l’aiuto del Doge è il marchese Giacomo Pasquale Costa, senatore della Repubblica, affascinante scapolo cinquantottenne che non solo salverà Antonietta dalle violenze domestiche, ma diverrà il suo amatissimo sposo.
Unione insolita, quella tra una sedicenne e un uomo che potrebbe essere tranquillamente suo nonno. Ma il rapporto tra i due è solido nonché molto passionale (a livello emotivo ed erotico). Antonietta rompe definitivamente i rapporti con la famiglia di origine, trauma che la segnerà in modo profondo. La donna cerca di compensare questa mancanza con l’affettuosa complicità dei domestici, Gabrio in primis, e Teresa, una serva originaria di Quinto, dove il marchese Costa possiede una villa con strepitosa vista sul mare.
Antonietta è appassionata di pittura e si esercita costantemente, soprattutto nella ritrattistica. La sua vita al fianco del maturo Giacomo è ricca, appagante e benedetta dalla nascita di due figli, Anna e Bartolomeo. Il marito, però, decide di autoesiliarsi nella villa di Quinto per concedere alla giovane moglie di condurre una vita brillante, adatta alla sua età, e, soprattutto, per sottrarla al poco edificante spettacolo della sua decrepitezza. Questa separazione addolora profondamente Antonietta che, pur avendo altre relazioni, resterà legata per sempre all’idea di Giacomo.
Intanto gli avvenimenti storici si intersecano con le vicende della giovane pittrice: Antonietta si appassiona al periodo giacobino e conosce Giuseppina Beauharnais, per la quale prova vibrazioni ambigue e contrastanti. Poi è la volta del terribile assedio di Genova (1800) con la sua carica di distruzione, fame, malattie, violenze e disperazione. Antonietta, attivissima come soccorritrice, si avvicina al generale Andrea Massena, ma il loro rapporto sarà molto travagliato. La donna, inoltre, viene violentata durante un bombardamento e resta incinta (senza sapere se il bambino è di Massena o dello stupratore): abortirà in circostanze tragiche.
Antonietta con gli anni diventa una personalità di primo piano a Genova. Tiene il salotto più cosmopolita della città. Frequenta Luigia Pallavicini, Ugo Foscolo, che non riuscirà a conquistarla, Vincenzo Monti, che invece diventerà un suo amante-carnefice, capace di farla quasi impazzire, portandola a compiere atti irrazionali: la donna rischierà la vita nei sordidi bassifondi dei caruggi e si sottoporrà a un pericolosissimo rito magico preparato dalle streghe della Valbrevenna.
Liberatasi da questo amore tossico, Antonietta si appassiona alla vita politica: prima soffrendo per l’annessione di Genova allo Stato Sabaudo (1815), poi innamorandosi dell’idea di un’Italia unita e collaborando con il giovane Giuseppe Mazzini.
Anche nell’estrema vecchiaia, Antonietta, nonostante la cecità, non perde la sua incrollabile energia e coltiva rapporti con gli amati nipoti (i figli sono morti), con gli intellettuali della città e con l’inseparabile servo Gabrio. A tenere alto il suo entusiasmo è la speranza di un futuro splendente per Genova e l’Italia. Nella scena finale del libro trionfano l’amicizia – sentimento puro, intramontabile, capace di dare un senso all’esistenza – e la gioia di vivere, nonostante tutto.
Il romanzo non è una biografia, perché le vicende della protagonista si intersecano con quelle di Genova, del Mediterraneo e di molti altri personaggi, con le loro storie conturbanti, terribili, avventurose.




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