martedì 12 maggio 2026

La censura di Trump colpisce anche l'editoria italiana

 

La censura di Trump

colpisce anche l'editoria italiana


Il nuovo libro del giornalista e docente di economia aziendale Angelo Vaccariello

non può essere pubblicizzato sul web perché parla di Trump.

 


 

L'espressione «censura morbida» sembra definire qualcosa di poco pericoloso. Una censura dura impedirebbe di pubblicare dei post sui social, ad esempio, e questo creerebbe subito una rivolta in merito alla libertà di parola.

La censura morbida invece consiste nello scoraggiare questi contenuti, ad esempio impedendo qualsiasi forma di pubblicità. Così un libro non è in grado di raggiungere i suoi lettori.


Nessuno ha vietato il libro. Ma impedire a un editore di promuoverlo equivale, nei fatti, a ridurne drasticamente la possibilità di esistere nel dibattito pubblico. Ed è proprio questa la forma più moderna di censura: non proibire le idee, ma renderle invisibili. 


Il saggio «Trump stravolge l’economia» di Angelo Vaccariello, pubblicato da Burno, analizza come le decisioni politiche ed economiche degli Stati Uniti influenzino direttamente famiglie, imprese e risparmi italiani. Tra dazi, mercati finanziari e nuove strategie globali, il libro offre una lettura chiara e accessibile dei cambiamenti economici in corso, spiegando perché la politica americana incide sempre più sulla vita quotidiana di tutti.


I giganti di internet sono tutti americani: Facebook, Instagram, Google e così via. Ed evidentemente hanno tutti la stessa linea guida: non consentire le pubblicità che parlino dell'attuale Presidente.


Il caso del saggio «Trump stravolge l’economia» apre quindi una riflessione più ampia sul ruolo delle grandi piattaforme digitali nel dibattito pubblico contemporaneo. Quando pochi soggetti privati controllano l’accesso alla visibilità online, il confine tra moderazione commerciale e limitazione della libertà editoriale diventa sempre più sottile.

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Stelline