La censura di Trump
colpisce anche l'editoria italiana
Il nuovo libro del giornalista e docente di economia aziendale Angelo Vaccariello
non può essere pubblicizzato sul web perché parla di Trump.
L'espressione «censura morbida»
sembra definire qualcosa di poco pericoloso. Una censura dura
impedirebbe di pubblicare dei post sui social, ad esempio, e questo
creerebbe subito una rivolta in merito alla libertà di parola.
La
censura morbida invece consiste nello scoraggiare questi contenuti, ad
esempio impedendo qualsiasi forma di pubblicità. Così un libro non è in
grado di raggiungere i suoi lettori.
Nessuno ha vietato il libro. Ma impedire a un editore di promuoverlo
equivale, nei fatti, a ridurne drasticamente la possibilità di esistere
nel dibattito pubblico. Ed è proprio questa la forma più moderna di
censura: non proibire le idee, ma renderle invisibili.
Il saggio «Trump stravolge l’economia»
di Angelo Vaccariello, pubblicato da Burno, analizza come le decisioni
politiche ed economiche degli Stati Uniti influenzino direttamente
famiglie, imprese e risparmi italiani. Tra dazi, mercati finanziari e
nuove strategie globali, il libro offre una lettura chiara e accessibile
dei cambiamenti economici in corso, spiegando perché la politica
americana incide sempre più sulla vita quotidiana di tutti.
I giganti di internet sono tutti americani: Facebook, Instagram, Google e
così via. Ed evidentemente hanno tutti la stessa linea guida: non
consentire le pubblicità che parlino dell'attuale Presidente.
Il caso del saggio «Trump stravolge l’economia» apre quindi una
riflessione più ampia sul ruolo delle grandi piattaforme digitali nel
dibattito pubblico contemporaneo. Quando pochi soggetti privati controllano l’accesso alla visibilità online, il confine tra moderazione commerciale e limitazione della libertà editoriale diventa sempre più sottile.




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Stelline