EGEA PRESENTA
“Scienza è cultura”: perché la democrazia
ha bisogno di cittadinanza scientifica
La scienza incide sempre più profondamente sulla vita collettiva, ma
gli strumenti culturali per comprenderla e discuterla restano fragili.
Nel dialogo tra Paola Dubini e Fiorenzo Galli, la scienza smette di
essere “cosa per specialisti” e diventa una questione
civile: un bene pubblico essenziale per orientarsi nel presente e
partecipare al futuro.
Milano, maggio 2026 – La scienza è dappertutto:
nella salute, nella mobilità, nell’intrattenimento, nei trasporti, nelle
politiche ambientali, nelle decisioni pubbliche che orientano il
presente e
ridisegnano il futuro. Eppure, proprio mentre il suo peso cresce, restano
fragili e disomogenei gli strumenti culturali con cui i cittadini
possono comprenderla, discuterla e valutarne le implicazioni. È da
questo scarto che prende le mosse “Scienza è cultura”, il dialogo tra
Paola Dubini e Fiorenzo Galli, edito da Egea.
Rispettivamente vicepresidente e direttore generale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano,
Dubini e Galli iniziano le loro riflessioni da un punto di partenza
condiviso: la scienza non è un sapere separato dalla società,
né un linguaggio da consultare soltanto nei momenti di emergenza. È una
componente strutturale dello sviluppo, per rilevanza, pervasività ed effetti. Non interpretarne l’evoluzione, osservano gli autori, significa
tagliarsi fuori da una parte crescente dei processi che
condizionano la vita di ciascuno di noi. A maggior ragione oggi, quando
la scienza non si fa più solo nelle università o nelle istituzioni
pubbliche, ma sempre più spesso si
sviluppa in grandi imprese private globali, sostenute da capitali enormi e capaci di orientare le traiettorie di crescita in campi cruciali come l’intelligenza artificiale,
la genetica, le neuroscienze, le tecnologie spaziali. In questo
scenario
crescono le asimmetrie informative, si complicano i rapporti tra
ricerca, industria, politica e cittadini, e aumenta il rischio di una
deriva tecnocratica, in cui decisioni politiche e valoriali vengono presentate come necessità puramente tecniche. Ma il
rischio opposto è altrettanto forte: il rigetto della scienza come imposizione esterna, con il conseguente aumento di sfiducia, polarizzazione e conflitto irrazionale.
La questione, allora, non è se la scienza debba entrare nella sfera pubblica: che lo vogliamo o no,
ci è già entrata. La vera domanda è come farlo in modo democratico, senza delegare tutto agli esperti e senza
ridurre la decisione pubblica a tecnocrazia.
La proposta del libro per uscire da questa alternativa è la cittadinanza scientifica. Non significa trasformare i cittadini in scienziati né chiedere loro un’adesione acritica alle evidenze. Significa
metterli nelle condizioni di comprendere, valutare e usare la
conoscenza scientifica nei processi di decisione collettiva,
riconoscendone il valore senza rinunciare al giudizio critico. In questo
senso, essere “un po’ scienziati” non è un lusso
intellettuale, ma una necessità democratica, al pari del
leggere, scrivere e fare di conto. La cittadinanza scientifica non
elimina il conflitto politico, ma può renderlo più informato,
più consapevole e più costruttivo.
Qui entra in gioco un altro snodo importante del dialogo: il ruolo delle istituzioni culturali.
Scuole, università e soprattutto musei scientifici vengono riletti non
come semplici luoghi di diffusione della conoscenza, ma come vere e
proprie infrastrutture
civiche. Luoghi capaci di ridurre le asimmetrie informative,
alimentare curiosità, costruire competenze interpretative lungo tutto
l’arco della vita e offrire spazi di confronto pubblico. Non è un caso
che il libro nasca anche dall’esperienza condivisa
degli autori nel Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano: un osservatorio privilegiato da cui leggere il rapporto tra sapere scientifico, mediazione culturale e vita democratica.
“La scienza, con i suoi metodi e i suoi limiti, non offre soluzioni
definitive, ma strumenti indispensabili per orientarsi in un mondo
caratterizzato da incertezza strutturale”, riflettono gli autori. “La
cittadinanza scientifica rappresenta il modo
in cui questi strumenti possono diventare patrimonio comune.
Condividiamo il pensiero di Guido Ucelli, fondatore del Museo Nazionale
Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, secondo cui la scienza
e la tecnologia raccontano «il divenire del mondo»
e sono in stretto dialogo con la cultura”.
La scienza è cultura perché ci aiuta a comprendere il tempo in
cui viviamo, a stare nel presente con maggiore dignità, a immaginare il
futuro con più consapevolezza. E perché
democrazia e scienza, quando funzionano bene, condividono alcuni
principi fondamentali: fedeltà alla ragione, trasparenza, apertura alla
critica,
riconoscimento dell’incertezza, attenzione alla giustizia. In un
tempo in cui la tentazione di semplificare tutto è fortissima, Dubini e
Galli ci invitano a fare il contrario: abitare la complessità, senza
subirla. E trasformare la scienza da “cosa per
specialisti” a bene pubblico essenziale, non solo per il progresso, ma per la tenuta democratica della nostra società.
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GLI AUTORI
Paola Dubini, professoressa di Management all’Università Bocconi
di Milano, è presidente della Fondazione Alessandro Volta di Como,
vicepresidente del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da
Vinci di Milano, consigliera della Fondazione Arnoldo
e Alberto Mondadori, di Fondazione ISEC (Istituto per la Storia
dell’Età Contemporanea), di Fondazione Culturale San Fedele e di Palazzo
Ducale di Mantova, e coordinatrice del gruppo trasversale ASviS
«Cultura per lo sviluppo sostenibile».
Fiorenzo Galli è direttore generale del Museo Nazionale Scienza e
Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, componente del Kuratorium del
Deutsches Museum di Monaco di Baviera, componente del Consiglio di
Reggenza della sede di Milano della Banca d’Italia,
professore di Museologia Contemporanea presso l’Università degli Studi
di Milano.
DATI TECNICI:
“Scienza è cultura” di Paola Dubini e Fiorenzo Galli
Egea, 2026 – pp. 144 – € 16,50 – Nelle librerie italiane dal 15 maggio
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