La storia torna pop grazie ai social: creator e divulgatori riaccendono l’interesse per il passato
Fuori dall’aula, la storia trova nuovi linguaggi: reel, video e podcast trasformano il racconto del passato in contenuti accessibili, visivi e condivisibili
Nei programmi scolastici italiani, Ottocento e Novecento arrivano spesso tardi, quando l’anno è quasi concluso e il tempo per approfondire si riduce. Eppure sono proprio i secoli più vicini a noi, quelli che aiutano a leggere trasformazioni politiche e sociali, crisi economiche, conflitti e assetti internazionali ancora attuali.
Per molti studenti, così, la storia moderna e contemporanea resta una materia incontrata di corsa, più legata al manuale che alla comprensione del presente. Fuori dall’aula, però, qualcosa sta cambiando: su Instagram, YouTube, TikTok e nei podcast, il racconto dell’Ottocento e del Novecento trova forme più narrative, visive e accessibili.
Creator, accademici, ricercatori e divulgatori hanno iniziato a raccontare la storia moderna e contemporanea nei luoghi in cui oggi si costruiscono attenzione, curiosità e conversazione. Figure come Alessandro Barbero e Alberto Angela hanno contribuito a rendere evidente quanto la storia, se raccontata con il tono giusto, possa diventare contenuto popolare senza perdere rigore.
Il pubblico, soprattutto giovane, è già lì. Secondo i dati Censis, tra i 14 e i 29 anni YouTube è usato dal 77,6%, Instagram dal 78,1% e TikTok dal 64,2%: piattaforme che sono ormai diventate anche luoghi di informazione, scoperta culturale e approfondimento. Sul fronte audio, l’indagine NielsenIQ registra in Italia 18 milioni di ascoltatori di podcast, in crescita del 75% dal 2018, con la storia tra i tre generi più ascoltati, scelta dal 39% degli utenti.
Se la storia moderna e contemporanea fatica spesso a trovare spazio e attenzione sui banchi, online incontra invece pubblici nuovi e linguaggi più immediati. Perché questo passaggio funzioni, però, non basta portare un contenuto accademico su un canale digitale: serve una strategia capace di renderlo accessibile, riconoscibile e coerente con le logiche delle piattaforme, senza tradirne il rigore.
Dal sapere accademico al racconto digitale
In questo scenario, la divulgazione storica online non è solo una questione di presenza sui social, ma di metodo: scegliere i formati, costruire una linea editoriale, adattare il racconto ai linguaggi delle piattaforme e mantenere, allo stesso tempo, precisione e autorevolezza.
In questa direzione si muove Zero Contenuti, agenzia italiana specializzata in content marketing culturale, che affianca musei, gallerie, case d’asta, artisti, storici e accademici nella costruzione di strategie multicanale. Tra i progetti più recenti c’è quello dello storico, scrittore e docente Giorgio Cavallo, autore di Ottocento, nato per raccontare la storia moderna e contemporanea con un linguaggio narrativo e accessibile, senza rinunciare all’autorevolezza culturale.
“Il nostro lavoro non è semplificare la storia, ma trovare il linguaggio giusto per arrivare anche a chi a scuola non l’ha mai incontrata davvero. Chi fa divulgazione ha già il sapere e l’autorevolezza che servono; quello che spesso manca è una strategia editoriale capace di tradurre quei contenuti nel linguaggio nativo di Instagram, YouTube e TikTok, e di renderli riconoscibili tra le decine di stimoli che ogni utente riceve ogni giorno. È esattamente questo il nostro obiettivo”, spiega Flavia Scerbo Iose, fondatrice di Zero Contenuti.
Il formato breve come porta d’ingresso alla storia: il caso Giorgio Cavallo
Nel progetto dedicato a Giorgio Cavallo, autore di Ottocento, il formato breve è stato usato come punto di accesso a temi storici complessi, non come semplificazione del contenuto. Episodi, personaggi e snodi dell’Ottocento e del Novecento sono stati trasformati in racconti sintetici, riconoscibili e adatti alla fruizione digitale, mantenendo però un impianto rigoroso e narrativo.
I risultati mostrano come questo tipo di racconto riesca a uscire dalla nicchia degli appassionati: oltre il 92% delle visualizzazioni è arrivato da utenti che non seguivano già il profilo. Un dato che suggerisce la capacità dei contenuti storici di intercettare anche pubblici non necessariamente in cerca di approfondimenti, ma raggiunti nel flusso quotidiano dei social.
Tra i contenuti più significativi, un reel dedicato alla dinastia dei Romanov ha superato le 341.000 visualizzazioni organiche e raccolto più di 2.200 salvataggi. Proprio i salvataggi raccontano un comportamento interessante: il pubblico non si limita a guardare, ma conserva il contenuto come materiale da riprendere, condividere o approfondire.
Anche il profilo dell’audience conferma questa direzione: oltre il 60% del pubblico ha tra i 25 e i 44 anni. Una fascia giovane e adulta, spesso lontana dai percorsi scolastici, che incontra la storia in un contesto diverso da quello dell’aula e del manuale.
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Zero Contenuti
Zero Contenuti è un’agenzia di content marketing culturale fondata da Flavia Scerbo Iose, specializzata nella comunicazione digitale per il settore storico-artistico. Con sede a Milano e Parigi, l’agenzia si distingue per un approccio sartoriale alla produzione di contenuti pensato per musei, fondazioni, istituzioni culturali e realtà strutturate del mondo dell’arte. Tutto il team, composto da professioniste under 30 con formazione umanistica, combina competenze accademiche e digitali per valorizzare il patrimonio culturale attraverso strategie editoriali su misura.



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Stelline