mercoledì 1 luglio 2026

Libri e cambiamento climatico - Il costo del cinismo di Sylvie Goulard


 

 
Guardare in faccia “Il costo del cinismo”
 
Ghiacciai che si sciolgono, acque sempre più scarse, suoli impoveriti, biodiversità in caduta libera: la crisi ecologica non è un tema “ambientalista”, ma una questione di sicurezza, salute e tenuta economica. Sylvie Goulard smonta il negazionismo travestito da pragmatismo e chiama politica, imprese e cittadini a una responsabilità comune.

Milano, giugno 2026 – Quando il prezzo della benzina sale, quando l’elettricità costa di più, quando l’acqua manca, quando un’urgenza climatica colpisce agricoltura, turismo o salute pubblica, la reazione più frequente è trattare tutto come una sequenza di crisi separate. Energia, inflazione, competitività, siccità, sicurezza, approvigionamenti: sebbene ci appaiano come problemi distinti, spesso hanno la stessa radice e rappresentano “Il costo del cinismo” che ora ci troviamo a pagare per avere continuato a credere che sia possibile continuare a produrre, consumare e crescere come se la natura fosse uno sfondo inesauribile, un capitale gratuito, un bene sempre disponibile. E no, non lo abbiamo fatto in buona fede. Non recentemente, almeno. Nel suo nuovo libro, Sylvie Goulard rovescia il luogo comune secondo cui saremmo stati soprattutto “ingenui”. Più che ingenuità, sostiene, ci ha guidati il cinismo: la tentazione di privilegiare il breve periodo; l’abitudine a difendere il potere d’acquisto immediato senza preparare il futuro. Oggi questo stesso schema pesa soprattutto sulle spalle della natura, la dipendenza più vitale di tutte. Aria, acqua, suolo fertile, impollinazione, assorbimento della CO2, risorse per l’industria, paesaggi che sostengono turismo e qualità della vita: tutto ciò che rende possibile la prosperità viene trattato come se non avesse costo. Finché non comincia a mancare.
Co-presidente dello International Advisory Panel on Biodiversity Credits (IAPB) e vice-presidente dell’Institute for European Policymaking (IEP) dell’Università Bocconi, oltre che docente in SDA Bocconi School of Management, Goulard parte da una constatazione precisa: una parte della politica, invece di guardare in faccia la realtà, preferisce screditarla. Chiama “ideologia” l’evidenza scientifica, presenta come “pragmatismo” la difesa di modelli produttivi insostenibili, usa la competitività come argomento-rifugio per rinviare decisioni che diventano ogni anno più urgenti. Goulard non riduce il problema a uno scontro destra-sinistra, ma lo riporta a una questione più radicale: serietà o demagogia, responsabilità o negazione, interesse generale o ricerca del consenso a breve termine. Perché il negazionismo, insiste, non annulla i danni: li rende solo più costosi.
Da qui nasce un ragionamento più ampio. La crisi della natura non è un tema settoriale, né un lusso per tempi migliori. Riguarda la sicurezza economica, perché la dipendenza dagli idrocarburi espone a shock sui prezzi; riguarda la salute, perché l’inquinamento dei suoli e delle acque entra nel ciclo alimentare e nei corpi; riguarda la sicurezza geopolitica, perché clima, accesso alle risorse, conflitti e migrazioni si intrecciano sempre più strettamente; riguarda perfino la difesa, se la vulnerabilità ambientale mina la resilienza di intere società. È per questo che Goulard rifiuta l’idea di mettere in fila le emergenze e di affrontarle una per volta: ambiente, energia, geopolitica, salute e competitività vanno pensati insieme.
Nel farlo, il libro insiste su un punto cruciale: la competitività non può più essere definita in modo ristretto, come se bastasse abbassare costi e allentare regole. Un’economia che degrada suoli, acqua, biodiversità e salute pubblica sta in realtà consumando le basi stesse della propria ricchezza. Per questo Goulard richiama il tema del capitale naturale, cioè dell’insieme di beni e servizi ecosistemici che sostengono la vita sociale ed economica ma che la contabilità tradizionale continua in gran parte a ignorare. Finché questi costi resteranno invisibili, il sistema continuerà a premiare ciò che distrugge e a sottovalutare ciò che rigenera.
Eppure una via d’uscita esiste, e non è affidata a una soluzione miracolosa né a una generica invocazione morale. Goulard, invece, ragiona per responsabilità distribuite. Alle istituzioni pubbliche spetta fissare regole, incentivi e sanzioni, difendendo l’interesse generale e dando stabilità alla transizione. Alle imprese viene chiesto di cambiare metodo e modelli di produzione, innovando in senso sostenibile e integrando davvero la natura nelle proprie strategie. Ai cittadini, infine, spetta un ruolo tutt’altro che marginale: attraverso consumi, risparmi, voto e partecipazione possono spingere mercato e politica in una direzione diversa. Non si tratta di colpevolizzare, ma di mobilitare l’intera società.
C’è anche un elemento politico molto forte che attraversa tutto il saggio: la critica al patriottismo di facciata. Definirsi difensori della nazione mentre si accetta il degrado di suoli, foreste, acqua, salute pubblica e paesaggi significa, per Goulard, svuotare di senso la parola stessa “patria”. Conservare davvero un Paese oggi vuol dire difenderne le condizioni di abitabilità, non solo i confini o gli indici di crescita del trimestre. In questo senso, Goulard ci invita a riscoprire il bene comune in un tempo che ha scambiato il rinvio per prudenza e la cecità per realismo. Perché aspettare non è neutralità, è una scelta. E il conto, già ora, comincia ad arrivare.
Ricordare i fatti, le cifre”, scrive Goulard, “non ha nulla di «ideologico» E negare la realtà non è «pragmatismo». Le soluzioni esistono. Noi – tutti gli individui responsabili e dotati di coscienza – non dovremmo più tollerare il negazionismo né il cinismo che portano, persino in Europa, a retrocessioni sconcertanti. Non abbiamo più tempo da perdere. La difesa della natura non è un tema per gli «ecologisti»; non è né dovrebbe essere un appannaggio della sinistra contro la destra, così come l’economia non è né dovrebbe essere un appannaggio della destra contro la sinistra. Dobbiamo ricreare un equilibrio, al di là dei partiti, cambiare i modelli di produzione, consumare e vivere meglio”.
 
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L’AUTRICE
Sylvie Goulard è co-presidente di International Advisory Panel on Biodiversity Credits (IAPB), iniziativa globale indipendente, istituita da Francia e Regno Unito per promuovere la creazione di prodotti finanziari finalizzati a proteggere la natura. Già vice-governatrice della Banca centrale francese (dove ha lavorato sulla finanza verde), ministra della Difesa nel governo francese e parlamentare europea, attualmente è vice-presidente dell’Institute for European Policymaking (IEP) dell’Università Bocconi e professor of practice in SDA Bocconi School of Management.
 
DATI TECNICI:
“Il costo del cinismo – Non esiste prosperità senza rispetto per la natura” di Sylvie Goulard
Egea, 2026  – pp. 132 – € 14,90 – Nelle librerie italiane dal 19 giugno
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Stelline