Guardare in faccia “Il costo del cinismo”
Ghiacciai che si sciolgono, acque sempre più scarse, suoli
impoveriti, biodiversità in caduta libera: la crisi ecologica non è un
tema “ambientalista”, ma una questione di sicurezza, salute e tenuta
economica. Sylvie Goulard smonta il negazionismo travestito
da pragmatismo e chiama politica, imprese e cittadini a una
responsabilità comune.
Milano, giugno 2026 – Quando il prezzo della benzina sale, quando l’elettricità costa di più, quando
l’acqua manca, quando un’urgenza climatica colpisce agricoltura, turismo o salute pubblica, la reazione più frequente è trattare tutto come una
sequenza di crisi separate. Energia, inflazione, competitività,
siccità, sicurezza, approvigionamenti: sebbene ci appaiano come problemi
distinti, spesso hanno la stessa radice e rappresentano “Il costo del cinismo” che ora ci troviamo a pagare
per avere continuato a credere che sia possibile continuare a produrre, consumare e crescere
come se la natura fosse uno sfondo inesauribile, un capitale
gratuito, un bene sempre disponibile. E no, non lo abbiamo fatto in
buona fede. Non recentemente, almeno. Nel suo nuovo libro,
Sylvie Goulard rovescia il luogo comune secondo cui saremmo stati
soprattutto “ingenui”. Più che ingenuità, sostiene, ci ha guidati il
cinismo: la tentazione di
privilegiare il breve periodo; l’abitudine a difendere il potere d’acquisto immediato senza preparare il futuro. Oggi questo stesso schema pesa soprattutto
sulle spalle della natura, la dipendenza più vitale di tutte.
Aria, acqua, suolo fertile, impollinazione, assorbimento della CO2,
risorse per l’industria, paesaggi che sostengono turismo e qualità della
vita: tutto ciò che rende possibile la prosperità
viene trattato come se non avesse costo. Finché non comincia a mancare.
Co-presidente dello International Advisory Panel on Biodiversity Credits (IAPB)
e vice-presidente dell’Institute for European Policymaking (IEP)
dell’Università Bocconi, oltre che docente in SDA Bocconi School of
Management, Goulard parte da una constatazione
precisa: una parte della politica, invece di guardare in faccia la realtà,
preferisce screditarla. Chiama “ideologia” l’evidenza scientifica, presenta come “pragmatismo” la
difesa di modelli produttivi insostenibili, usa la competitività
come argomento-rifugio per rinviare decisioni che diventano ogni anno
più urgenti. Goulard non riduce il problema a uno scontro
destra-sinistra, ma lo riporta a una questione più radicale:
serietà o demagogia, responsabilità o negazione, interesse generale o ricerca del consenso a breve termine. Perché il negazionismo, insiste, non annulla i danni: li
rende solo più costosi.
Da qui nasce un ragionamento più ampio. La crisi della natura non è un tema settoriale, né un
lusso per tempi migliori. Riguarda la sicurezza economica, perché
la dipendenza dagli idrocarburi espone a shock sui prezzi; riguarda la
salute, perché l’inquinamento dei suoli e delle acque
entra nel ciclo alimentare e nei corpi; riguarda la sicurezza geopolitica,
perché clima, accesso alle risorse, conflitti e migrazioni si
intrecciano sempre più strettamente; riguarda perfino la difesa, se la
vulnerabilità ambientale
mina la resilienza di intere società. È per questo che Goulard
rifiuta l’idea di mettere in fila le emergenze e di affrontarle una per
volta: ambiente, energia, geopolitica, salute e competitività
vanno pensati insieme.
Nel farlo, il libro insiste su un punto cruciale: la competitività non
può più essere definita in modo ristretto, come se bastasse abbassare
costi e allentare regole. Un’economia che degrada suoli, acqua,
biodiversità e salute pubblica sta in realtà
consumando le basi stesse della propria ricchezza. Per questo Goulard richiama il tema del
capitale naturale, cioè dell’insieme di beni e servizi
ecosistemici che sostengono la vita sociale ed economica ma che la
contabilità tradizionale continua in gran parte a ignorare. Finché
questi costi resteranno invisibili, il sistema continuerà a
premiare ciò che distrugge e a sottovalutare ciò che rigenera.
Eppure una via d’uscita esiste, e non è affidata a una soluzione miracolosa né a una generica invocazione morale. Goulard, invece, ragiona per
responsabilità distribuite. Alle istituzioni pubbliche spetta fissare regole, incentivi e sanzioni, difendendo l’interesse generale e dando stabilità alla transizione. Alle imprese viene chiesto di cambiare metodo e modelli di produzione,
innovando in senso sostenibile e integrando davvero la natura nelle proprie strategie. Ai
cittadini, infine, spetta un ruolo tutt’altro che marginale: attraverso consumi, risparmi, voto e partecipazione possono spingere mercato e politica in una direzione diversa. Non si tratta di colpevolizzare, ma di
mobilitare l’intera società.
C’è anche un elemento politico molto forte che attraversa tutto il saggio: la critica al
patriottismo di facciata. Definirsi difensori della nazione
mentre si accetta il degrado di suoli, foreste, acqua, salute pubblica e
paesaggi significa, per Goulard,
svuotare di senso la parola stessa “patria”. Conservare davvero un Paese oggi vuol dire difenderne le
condizioni di abitabilità, non solo i confini o gli indici di
crescita del trimestre. In questo senso, Goulard ci invita a riscoprire
il bene comune in un tempo che ha scambiato il rinvio per prudenza e la
cecità per realismo. Perché
aspettare non è neutralità, è una scelta. E il conto, già ora, comincia ad arrivare.
“Ricordare i fatti, le cifre”, scrive Goulard, “non ha nulla
di «ideologico» E negare la realtà non è «pragmatismo». Le soluzioni
esistono. Noi – tutti gli individui responsabili e dotati di coscienza –
non dovremmo più tollerare il negazionismo né
il cinismo che portano, persino in Europa, a retrocessioni
sconcertanti. Non abbiamo più tempo da perdere. La difesa della natura
non è un tema per gli «ecologisti»; non è né dovrebbe essere un
appannaggio della sinistra contro la destra, così come l’economia
non è né dovrebbe essere un appannaggio della destra contro la
sinistra. Dobbiamo ricreare un equilibrio, al di là dei partiti,
cambiare i modelli di produzione, consumare e vivere meglio”.
---
L’AUTRICE
Sylvie Goulard è co-presidente di International Advisory Panel on
Biodiversity Credits (IAPB), iniziativa globale indipendente, istituita
da Francia e Regno Unito per promuovere la creazione di prodotti
finanziari finalizzati a proteggere la natura.
Già vice-governatrice della Banca centrale francese (dove ha lavorato
sulla finanza verde), ministra della Difesa nel governo francese e
parlamentare europea, attualmente è vice-presidente dell’Institute for
European Policymaking (IEP) dell’Università Bocconi
e professor of practice in SDA Bocconi School of Management.
DATI TECNICI:
“Il costo del cinismo – Non esiste prosperità senza rispetto per la natura” di Sylvie Goulard
Egea, 2026 – pp. 132 – € 14,90 – Nelle librerie italiane dal 19 giugno
---




0 commenti:
Posta un commento
Stelline