GLI ULTIMI GIORNI DI SMOKEY NELSON
di CATHERINE MAVRIKAKIS
- un romanzo potente sull'america profonda -
GLI ULTIMI GIORNI DI SMOKEY NELSONdi CATHERINE MAVRIKAKIS
traduzione dal francese di Silvia Turato
Keller editore | collana PASSI | pp. 282 | euro 17
1989. Una famiglia viene massacrata in una stanza d'albergo della periferia di Atlanta. Per questo Smokey Nelson aspetta da allora la sua esecuzione in una cella del carcere di Charelstown.
Vent'anni dopo l'America del Sud è ancora alle prese con gli stessi problemi: il razzismo, la povertà di alcuni, la ricchezza di altri, l'uso delle armi e le sette religiose. Eppure alcune cose sono cambiate: c'è stato il primo presidente di colore, ma l'uragano Katrina; c'è stata la rivoluzione informatica, ma la peggiore crisi economica degli ultimi 60 anni.
Vent'anni dopo tre personaggi legati a quella storia ancora non hanno dimenticato. La loro vita è cambiata per sempre quel giorno. Sono le loro voci che si fanno sentire.
Quella di Sydney Blanchard, inizialmente accusato dell'omocidio, solo perché nero come l'assassino. Che in un monologo incalzante si chiede cosa ne sia stata della sua vita in questo tempo, della sua musica e dei suoi sogni.
Quella di Pearl Watanabe, hawaiana che si avvia a grandi passi verso la vecchiaia, che all'epoca aveva scoperto i corpi uccisi e scambiato due chiacchiere con Smokey nel parcheggio del motel, una sigaretta in compagnia di un uomo affascinante prima di cominciare la giornata di lavoro.
Quella di Ray Ryan, in dialogo diretto con un Dio che gli si rivolge per ricordargli che le sue pene sono finite: l'assassino di sua figlia sarà finalmente giustiziato, purgando il mondo dal peccatore nero.
L'ultima, quella di Smokey Nelson, la sera della sua uccisione.
Un romanzo dallo stile mutevole come le voci che lo compongono. Una storia corale che mette in scena quattro diverse figure di un'America emarginata e di una società abbandonata a se stessa, che Catherine Mavrikakis scruta con formidabile lucidità in un romanzo di grande potenza e respiro.
Catherine Mavrikakis nasce a Chicago nel 1961 da madre francese e padre greco cresciuto in Algeria. La sua infanzia trascorre tra il Quebec, gli Stati Uniti e la Francia. Ha scelto Montreal per seguire gli studi di lettere e diventare docente di letteratura alla Concordia University per dieci anni, poi presso l'Università di Montreal dove insegna ancora. Dopo la pubblicazione del suo primo libro, La Mauvaise Langue nel 1996, Catherine Mavrikakis è diventata un'autrice di culto. Gli ultimi giorni di Smokey Nelson è stato preceduto da Le Ciel de Bay City, mentre di sua ultima pubblicazione è La Ballade d'Ali Baba.
La stampa ha detto...
Con questa ballata funebre, in cui ciascuna voce vibra di rabbia o disperazione, Catherine Mavrikakus firma uno dei romanzi più forti e coinvolgente della stagione
Alexis Liebaert, Marianne
Se Catherine Mavrikakis è franco-greca per nascita, la sua penna è quella di un'americana. In questo romanzo si ha l'impressione di sentire la falcata dei migliori traduttori della letteratura d'oltreoceano eppure non si tratta di questo. Nata a Chicago, questa scrittrice scrive in francese – in una lingua a tratti gutturale, trattenuta, esaltata, fattuale. Sono questi gli aggettivi che ben si applicano ai quattro personaggi di origini diverse che in Gli ultimi giorni di Smokey Nelson fanno sentire la loro voce su uno stesso evento, l'assassinio di una coppia con due bambini, avvenuto in un motel nella periferia di Atlanta anni prima. Punto comune dei quattro personaggi, quella verginità di fronte alla morte che dona al libro una luce unica.
Marine Landrot, Télérama
Il condannato a morte di Victor Hugo, anonimo e arrestato per un crimine sconosciuto, espiava la sua colpa nella solitudine di un monologo interiore. A dispetto della risonanza hugoliana del titolo, l'ultimo romanzo di Catherine Mavrikakis evita qualsiasi anatomia dei pensieri del condannato a morte Smokey Nelson, assassino di una famiglia in un motel della periferia di Atlanta. E allo stesso modo lui stesso rifiuta, al momento di morire, di fare ultime dichiarazioni: il criminale rimane rinchiuso in una gabbia di silenzio per tutta la narrazione. L'autrice americana, di origine francese, mescola le sue influenze trasformando il soliloquio romantico di Hugo in una corale faulkneriana. Aprendo le porte del penitenziario solo nell'ultimo capitolo, allarga così lo spazio chiuso della cella finale di un condannato alla pena capitale negli Stati Uniti. Gli ultimi giorni di Smokey Nelson diventa quindi un pretesto per esplorare un momento di morte imminente, la condizione critica di un'America ipocondriaca e moribonda, flirtando continuamente, sia dentro che fuori, con la morte.
Juliette Poizat, Le Magazine littéraire
Quattro voci americane si susseguono nel nuovo romanzo di Catherine Mavrikakis. Quattro volti perseguitati dalla morte, a un soffio dal buttarsi alle spalle un passato che non che non passa, un ricordo doloroso che prende la forma di un incubo ricorrente. In Le ciel de Bay City la sua protagonista ebrea imparava a scuotersi di dosso il passato per restituirgli il suo giusto posto. Allo stesso modo qui Catherine Mavrikakis si immerge nelle contraddizioni di un Paese che glorifica la libertà e pratica la pena di morte. L'autrice è incredibilmente capace di far parlare gli uomini e le donne di questa storia piena di furore e di emozione, di mettere in luce le loro forze, la loro vergogna, la loro rabbia di fronte all'ingiustizia, il loro desiderio di farla finita. Catherine Mavrikakis propone un francese sottile che cambia a seconda dei narratori pur tenendo ferma una stessa domanda: è possibile addomesticare il dolore del ricordo?
Christine Ferniot, Lire, octobre 2012
Magnifico! Potente! Sconvolgente! Quattro personaggi, il ricordo, i non detti, la pena di morte. E il respiro di una grande romanziera
François Busnel, L'Express
Costruito intorno all'esecuzione di un assassino, un affascinante romanzo corale della canadese Catherine Mavrikakis. Parodia degli Stati Uniti allo sbando, Gli ultimi giorni di Smokey Nelson fanno sentire la cacofonia di un mondo, fino a ieri esaltato come geniale melting-pot, e oggi attaccato per la ghettizzazione delle sue comunità. Il romanzo di Catherine Mavrikakis descrivo in modo meraviglioso questa deriva dei mini-continenti. Ancor meglio: ne fa sentire la musica, mischiando il furore di Jimi Hendrix alle volute sapienti del jazz, e i duri canti degli evangelici alle ridicole e gioviali melodie di una pubblicità della Coca-Cola.
Catherine Simon, Le Monde des livres
Tra le righe le ferite e le cicatrici che solcano il volto dell'America. Quattro voci, quattro temperamenti (si potrebbe infatti anche riconoscere un elemento o una stagione in ciascuno dei quattro personaggi), una cosmogonia americana particolare, ma dalla risonanza universale. È un romanzo di strappi, che maltratta in modo insidioso il suo lettore e lo solletica come la coscienza sporca. Il romanzo di una persona che conosce bene l'America e che riesce a restituire in francese l'aspetto proteiforme della sua lingua. Una scrittura ricca di ritmo e di respiri diversi come la vita stessa, fatta di strade impreviste e smarrimenti, di momenti vuoti e tempi accelerati. Urla, silenzi, stupori, beatitudini davanti alla morte, la propria o quella degli altri.
Sophie Ehrsam, La Quinzaine littéraire
L'America, Honolulu, la Georgia, la Lousiana... Verrebbe da dire il Sud, un Sud che non ha ancora fatto i conti con i propri demoni.
Il fatto. Ripugnante: Smokey Nelson uccide una famiglia di bravi americani in carne negli anni Settanta. Trent'anni dopo, alla vigilia della sua esecuzione, si compiono tre destini sconvolti dall'omicidio: l'uomo scambiato per l'assassino, la donna che l'ha riconosciuto, il padre di una vittima. E l'omicida stesso, lucido, desideroso di farla finita, il cui intervento alla fine del romanzo colpisce come un uppercut e rinvia alla domanda imprescindibile della pena capitale.
Il verdetto. 336 pagine di page-turner. Il razzismo lampante del dopo Katrina, la crociata oscena degli evangelici, la follia consumistica, c'è tutto in questo libro, e tutto urla la verità.
Guy Gilsoul, Elle Belgique
Come reagiscono degli americani di religioni, colori e origini diversi quando sono personalmente messi di fronte all'esecuzione di un condannato alla pena capitale? In questo bel romanzo polifonico Catherine Mavrikakus entra nella testa di tre uomini e una donna direttamente implicati nel selvaggio omicidio di una famiglia.
I capitoli alternano prediche e ricordi. Catherine Mavrikakis seziona i sentimenti, i tentativi di ripartire e il riaffiorare dei ricordi provocato dall'annuncio dell'esecuzione dell'assassino, senza mai dare avvio a un dibattito teorico sulla fondatezza della pena di morte, ma dedicando il libro a "coloro che sono morti assassinati dai governi dei molti Stati dell'America". La scrittura si piega alla personalità dei narratori e conduce il racconto verso una conclusione inaspettata. Un romanzo acuto che attraverso prospettive diverse e originali evoca l'atteggiamento della società americana di fronte alla pena di morte. Interessante e sconvolgente.
Sophie Guinard, Luxemburger Wort
Al penitenziario di Charlestown, negli Stati Uniti, stanno per giustiziare Smokey Nelson. Tre persone, di cui seguiamo il racconto separato, ricordano che quel criminale, al momento del suo quadruplice omicidio, ha incrociato le loro strade e sconvolto per sempre le loro vite. Danni collaterali che la morte di Nelson forse risolverà... o forse no. Un libro cupo in cui la vita di un uomo avrà delle conseguenze sui destini degli altri. Brillante e impressionante.
Marc Gadmer, Femme actuelle
Ecco un romanzo corale diverso dal solito. Tutti i personaggi sono perseguitati da una figura comune, quella di Smokey Nelson, un assassino, autore di un quadruplice omicidio, che attende da quasi vent'anni nel braccio della morte la data della sue esecuzione. Non si tratta tanto di condividere le riflessioni di Sydney, Pearl e Ray al momento dell'annuncio della vicina esecuzione di Smokey quanto di assistere alla disfatta di ciascuno di loro. Perché cosa resta dopo la morte di Smokey?
Psychologies, octobre 2012
Catherine Mavrikakis è una scrittrice coraggiosa e affronta senza scorciatoie gli argomenti più suscettibili. In questo romanzo polifonico i personaggi mettono in questione la legittimità della pena capitale e fanno emergere l'ambiguità di una nazione sempre alle prese con il fanatismo religioso e il razzismo. Gli ultimi giorni di Smokey Nelson sembra solo l'inizio di una lunga riflessione...
Olivia Mauriac, Madame Figaro pocket
Su diversi toni, beffardi, isterici o depressi, il carosello dell'America allo sfascio.
Claire Devarrieux, Libération, supplément Livres
Ognuno sulla sua isola. È con questa nota insulare che vive, naviga e muore (per quanto riguarda uno di loro) ognuno dei personaggi del romanzo di Catherine Mavrikakis. Ognuno solo al mondo nonostante tutto quel che lo lega agli altri.
Serge Airoldi, Le Matricule des anges
In un romanzo magistralmente costruito e realizzato, quattro personaggi espongono, ciascuno a sua volta, il loro rapporto con il crimine e rivelano un'America allo sbando: razzismo, violenza, crisi economica e povertà, estremismi religiosi... Questi quattro monologhi, dalle tonalità diverse, tracciano quattro vite, fatte da secreti, fallimenti, colpevolezze, confrontate a un triste destino. Un romanzo forte e intenso che scuote nel profondo.
Bo. et B. Bo., Notes bibliographiques
Gli ultimi giorni di Smokey Nelson, l'impressionante romanzo di Catherine Mavrikakis. Sono in quattro, da qualche parte in quel sud degli Stati Uniti che in fondo ha sempre creduto unicamente nella collera di Dio. Aspettano la morte. Da sempre, o meglio da quel mattino d'ottobre del 1989 in cui in un motel della periferia di Atlanta sono stati trovati i corpi senza vita e atrocemente mutilati di un padre, di una madre e dei loro due figli. Catherine Mavrikakis ci consegna una variazione viva e lirica sulla morte.
Olivier Mony, Livres Hebdo
La canadese Catherine Mavrikakis ci consegna un magnifico romanzo corale sull'America. Il ritratto che emerge di quest'America, che sta per applicare la pena di morte, è abbastanza cupo. Offre solo integralismo e precarietà, o il riparo nel consumismo. Il sogno americano è davvero morto.
Agnès Noël, Témoignage chrétien
Gli ultimi giorni di Smokey Nelson impone Catherine Mavrikakis come una delle grandi voci della letteratura americana contemporanea, capace di una lingua potente ed evocatrice. Non citerò Faulkner, né McCarthy o Capote per descrivere la sua scrittura, ma in realtà l'ho appena fatto.
Michel Edo (Librairie Lucioles à Vienne), Page des libraires
Alexis Liebaert, Marianne
Se Catherine Mavrikakis è franco-greca per nascita, la sua penna è quella di un'americana. In questo romanzo si ha l'impressione di sentire la falcata dei migliori traduttori della letteratura d'oltreoceano eppure non si tratta di questo. Nata a Chicago, questa scrittrice scrive in francese – in una lingua a tratti gutturale, trattenuta, esaltata, fattuale. Sono questi gli aggettivi che ben si applicano ai quattro personaggi di origini diverse che in Gli ultimi giorni di Smokey Nelson fanno sentire la loro voce su uno stesso evento, l'assassinio di una coppia con due bambini, avvenuto in un motel nella periferia di Atlanta anni prima. Punto comune dei quattro personaggi, quella verginità di fronte alla morte che dona al libro una luce unica.
Marine Landrot, Télérama
Il condannato a morte di Victor Hugo, anonimo e arrestato per un crimine sconosciuto, espiava la sua colpa nella solitudine di un monologo interiore. A dispetto della risonanza hugoliana del titolo, l'ultimo romanzo di Catherine Mavrikakis evita qualsiasi anatomia dei pensieri del condannato a morte Smokey Nelson, assassino di una famiglia in un motel della periferia di Atlanta. E allo stesso modo lui stesso rifiuta, al momento di morire, di fare ultime dichiarazioni: il criminale rimane rinchiuso in una gabbia di silenzio per tutta la narrazione. L'autrice americana, di origine francese, mescola le sue influenze trasformando il soliloquio romantico di Hugo in una corale faulkneriana. Aprendo le porte del penitenziario solo nell'ultimo capitolo, allarga così lo spazio chiuso della cella finale di un condannato alla pena capitale negli Stati Uniti. Gli ultimi giorni di Smokey Nelson diventa quindi un pretesto per esplorare un momento di morte imminente, la condizione critica di un'America ipocondriaca e moribonda, flirtando continuamente, sia dentro che fuori, con la morte.
Juliette Poizat, Le Magazine littéraire
Quattro voci americane si susseguono nel nuovo romanzo di Catherine Mavrikakis. Quattro volti perseguitati dalla morte, a un soffio dal buttarsi alle spalle un passato che non che non passa, un ricordo doloroso che prende la forma di un incubo ricorrente. In Le ciel de Bay City la sua protagonista ebrea imparava a scuotersi di dosso il passato per restituirgli il suo giusto posto. Allo stesso modo qui Catherine Mavrikakis si immerge nelle contraddizioni di un Paese che glorifica la libertà e pratica la pena di morte. L'autrice è incredibilmente capace di far parlare gli uomini e le donne di questa storia piena di furore e di emozione, di mettere in luce le loro forze, la loro vergogna, la loro rabbia di fronte all'ingiustizia, il loro desiderio di farla finita. Catherine Mavrikakis propone un francese sottile che cambia a seconda dei narratori pur tenendo ferma una stessa domanda: è possibile addomesticare il dolore del ricordo?
Christine Ferniot, Lire, octobre 2012
Magnifico! Potente! Sconvolgente! Quattro personaggi, il ricordo, i non detti, la pena di morte. E il respiro di una grande romanziera
François Busnel, L'Express
Costruito intorno all'esecuzione di un assassino, un affascinante romanzo corale della canadese Catherine Mavrikakis. Parodia degli Stati Uniti allo sbando, Gli ultimi giorni di Smokey Nelson fanno sentire la cacofonia di un mondo, fino a ieri esaltato come geniale melting-pot, e oggi attaccato per la ghettizzazione delle sue comunità. Il romanzo di Catherine Mavrikakis descrivo in modo meraviglioso questa deriva dei mini-continenti. Ancor meglio: ne fa sentire la musica, mischiando il furore di Jimi Hendrix alle volute sapienti del jazz, e i duri canti degli evangelici alle ridicole e gioviali melodie di una pubblicità della Coca-Cola.
Catherine Simon, Le Monde des livres
Tra le righe le ferite e le cicatrici che solcano il volto dell'America. Quattro voci, quattro temperamenti (si potrebbe infatti anche riconoscere un elemento o una stagione in ciascuno dei quattro personaggi), una cosmogonia americana particolare, ma dalla risonanza universale. È un romanzo di strappi, che maltratta in modo insidioso il suo lettore e lo solletica come la coscienza sporca. Il romanzo di una persona che conosce bene l'America e che riesce a restituire in francese l'aspetto proteiforme della sua lingua. Una scrittura ricca di ritmo e di respiri diversi come la vita stessa, fatta di strade impreviste e smarrimenti, di momenti vuoti e tempi accelerati. Urla, silenzi, stupori, beatitudini davanti alla morte, la propria o quella degli altri.
Sophie Ehrsam, La Quinzaine littéraire
L'America, Honolulu, la Georgia, la Lousiana... Verrebbe da dire il Sud, un Sud che non ha ancora fatto i conti con i propri demoni.
Il fatto. Ripugnante: Smokey Nelson uccide una famiglia di bravi americani in carne negli anni Settanta. Trent'anni dopo, alla vigilia della sua esecuzione, si compiono tre destini sconvolti dall'omicidio: l'uomo scambiato per l'assassino, la donna che l'ha riconosciuto, il padre di una vittima. E l'omicida stesso, lucido, desideroso di farla finita, il cui intervento alla fine del romanzo colpisce come un uppercut e rinvia alla domanda imprescindibile della pena capitale.
Il verdetto. 336 pagine di page-turner. Il razzismo lampante del dopo Katrina, la crociata oscena degli evangelici, la follia consumistica, c'è tutto in questo libro, e tutto urla la verità.
Guy Gilsoul, Elle Belgique
Come reagiscono degli americani di religioni, colori e origini diversi quando sono personalmente messi di fronte all'esecuzione di un condannato alla pena capitale? In questo bel romanzo polifonico Catherine Mavrikakus entra nella testa di tre uomini e una donna direttamente implicati nel selvaggio omicidio di una famiglia.
I capitoli alternano prediche e ricordi. Catherine Mavrikakis seziona i sentimenti, i tentativi di ripartire e il riaffiorare dei ricordi provocato dall'annuncio dell'esecuzione dell'assassino, senza mai dare avvio a un dibattito teorico sulla fondatezza della pena di morte, ma dedicando il libro a "coloro che sono morti assassinati dai governi dei molti Stati dell'America". La scrittura si piega alla personalità dei narratori e conduce il racconto verso una conclusione inaspettata. Un romanzo acuto che attraverso prospettive diverse e originali evoca l'atteggiamento della società americana di fronte alla pena di morte. Interessante e sconvolgente.
Sophie Guinard, Luxemburger Wort
Al penitenziario di Charlestown, negli Stati Uniti, stanno per giustiziare Smokey Nelson. Tre persone, di cui seguiamo il racconto separato, ricordano che quel criminale, al momento del suo quadruplice omicidio, ha incrociato le loro strade e sconvolto per sempre le loro vite. Danni collaterali che la morte di Nelson forse risolverà... o forse no. Un libro cupo in cui la vita di un uomo avrà delle conseguenze sui destini degli altri. Brillante e impressionante.
Marc Gadmer, Femme actuelle
Ecco un romanzo corale diverso dal solito. Tutti i personaggi sono perseguitati da una figura comune, quella di Smokey Nelson, un assassino, autore di un quadruplice omicidio, che attende da quasi vent'anni nel braccio della morte la data della sue esecuzione. Non si tratta tanto di condividere le riflessioni di Sydney, Pearl e Ray al momento dell'annuncio della vicina esecuzione di Smokey quanto di assistere alla disfatta di ciascuno di loro. Perché cosa resta dopo la morte di Smokey?
Psychologies, octobre 2012
Catherine Mavrikakis è una scrittrice coraggiosa e affronta senza scorciatoie gli argomenti più suscettibili. In questo romanzo polifonico i personaggi mettono in questione la legittimità della pena capitale e fanno emergere l'ambiguità di una nazione sempre alle prese con il fanatismo religioso e il razzismo. Gli ultimi giorni di Smokey Nelson sembra solo l'inizio di una lunga riflessione...
Olivia Mauriac, Madame Figaro pocket
Su diversi toni, beffardi, isterici o depressi, il carosello dell'America allo sfascio.
Claire Devarrieux, Libération, supplément Livres
Ognuno sulla sua isola. È con questa nota insulare che vive, naviga e muore (per quanto riguarda uno di loro) ognuno dei personaggi del romanzo di Catherine Mavrikakis. Ognuno solo al mondo nonostante tutto quel che lo lega agli altri.
Serge Airoldi, Le Matricule des anges
In un romanzo magistralmente costruito e realizzato, quattro personaggi espongono, ciascuno a sua volta, il loro rapporto con il crimine e rivelano un'America allo sbando: razzismo, violenza, crisi economica e povertà, estremismi religiosi... Questi quattro monologhi, dalle tonalità diverse, tracciano quattro vite, fatte da secreti, fallimenti, colpevolezze, confrontate a un triste destino. Un romanzo forte e intenso che scuote nel profondo.
Bo. et B. Bo., Notes bibliographiques
Gli ultimi giorni di Smokey Nelson, l'impressionante romanzo di Catherine Mavrikakis. Sono in quattro, da qualche parte in quel sud degli Stati Uniti che in fondo ha sempre creduto unicamente nella collera di Dio. Aspettano la morte. Da sempre, o meglio da quel mattino d'ottobre del 1989 in cui in un motel della periferia di Atlanta sono stati trovati i corpi senza vita e atrocemente mutilati di un padre, di una madre e dei loro due figli. Catherine Mavrikakis ci consegna una variazione viva e lirica sulla morte.
Olivier Mony, Livres Hebdo
La canadese Catherine Mavrikakis ci consegna un magnifico romanzo corale sull'America. Il ritratto che emerge di quest'America, che sta per applicare la pena di morte, è abbastanza cupo. Offre solo integralismo e precarietà, o il riparo nel consumismo. Il sogno americano è davvero morto.
Agnès Noël, Témoignage chrétien
Gli ultimi giorni di Smokey Nelson impone Catherine Mavrikakis come una delle grandi voci della letteratura americana contemporanea, capace di una lingua potente ed evocatrice. Non citerò Faulkner, né McCarthy o Capote per descrivere la sua scrittura, ma in realtà l'ho appena fatto.
Michel Edo (Librairie Lucioles à Vienne), Page des libraires



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