giovedì 3 marzo 2016

La melodia del Novecento nel romanzo di Svenja Leiber

L'ULTIMA TERRA (titolo provvisorio)
di Svenja Leiber
traduzione dal tedesco di Elisa Leonzio
Keller editore | collana PASSI | pp. 288 | euro 16



Inizio del XX secolo. Nord della Germania. Un paese scandito dalla caccia ai piccioni selvatici e il caprone dalle corna torte che tiranneggia il cortile.
Ruven Preuk è figlio del carraio, ma ha mani delicate che sembrano fatte per abbracciare il ricciolo del violino e orecchie che sentono il mondo a colori. Il suo talento per la musica è innegabile, ma questo non lo aiuta a inserirsi nella piccola comunità di campagna, lo allontana piuttosto in un mondo solitario.
Infatti, solo percorre la strada che lo porta in città, a studiare violino con Goldbaum nel ghetto ebreaico di Amburgo, dove ad accoglierlo c'è Rahel, dal viso perfetto e i capelli scurissimi. Solo sente bruciare l'amore per lei. E solo nutre una fiducia incrollabile in un futuro raggiante.
Ma non sempre il talento e l'impegno restituiscono la realtà dei sogni. A volte ci sono impedimenti insuperabili: la religione, la classe sociale, la Storia, che ruzzola nella vita di una persona e si porta appresso tutte le sue speranze. Perché quando Ruven sta per avere l'occasione della sua vita, la Seconda guerra mondiale trascina la Germania nel baratro e lo costringe, ora che tacciono tutte le melodie, a cercare di nuovo la sua strada.
Svenja Leiber è nata nel 1975 a Amburgo, è cresciuta nel Nord della Germania e ha vissuto per un periodo in Arabia Saudita. Oggi abita con il marito e i due figli a Berlino.

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