giovedì 26 gennaio 2017

'Primo Levi davanti all'assurdo' Tra le Righe Libri

Nella giornata in cui si commemorano, in tutto il mondo, le vittime dell'Olocausto, torniamo a parlare di memoria, perché la memoria è un muscolo che va costantemente allenato, non soltanto il 27 gennaio, ma ogni altro giorno dell'intero anno.

Caterina Frustagli, psicologa ed educatrice, ha scritto un saggio dal titolo "Primo Levi davanti all'assurdo" edito dalla casa editrice Tra Le Righe Libri e in vendita dallo scorso maggio, già presentato al Salone del Libro di Torino, alla Biblioteca Sormani di Milano, in diversi festival letterari in Italia e prossimamente presso la Biblioteca di Condominio di via Rembrandt a Milano.

Leggendo il suo libro, guardando anche solo per un attimo la sua copertina, potremmo chiederci che bisogno c'era, oggi, di pubblicare uno studio sull'opera letteraria di un autore letto, conosciuto e diffuso in tutto il mondo, di cui già, negli anni, si è molto scritto.

La risposta è lo stesso lettore a darsela, dopo aver scorso anche solo le prime pagine che compongono lo scritto della Frustagli.

La scrittrice si avvicina alla composizione letteraria dell'autore sopravvissuto all'Olocausto guardandola da un'ottica psicopedagogica, attraverso quella lente, quelle categorie, che le sue competenze e le sue conoscenze della materia, le offrono. Il viaggio parte dalla letteratura, rimane ad essa ancorato, e arriva fino alla psicologia diventando, durante il percorso, strumento di apprendimento e comprensione.

Proseguendo nella lettura, il lettore aperto a questa nuova ottica, capirà che se le parole di Levi hanno il potere e la capacità dirompente di rimanere parte indelebile del proprio bagaglio, è perché Levi parla al cuore, alla coscienza di chi lo legge, e non alle sue viscere, come spesso invece possiamo notare in molti autori dei nostri giorni.

Il destinatario dei suoi scritti è un lettore critico, capace di interrogarsi fin dal profondo del proprio animo e di chiedersi, senza farselo dire o raccontare, divenendo esso stesso giudice, 'se questo è un uomo'.

Nei suoi libri Primo Levi utilizza artefici retorici come la preterezione (l'affermare qualcosa attraverso una negazione) nonché di nuove forme di narrazione come ad esempio la rammemorazione, ovvero l'integrazione tra descrizione storica degli eventi e l'invenzione narrativa, e la Frustagli ci racconta come, attraverso queste forme, l'opera di Levi abbia il potere di incidere a fuoco la coscienza di chi quest'opera decide di leggerla, di conoscerla a fondo.

La parola, così composta, ha la forza di rimanere nei pensieri, al di là del ricordo.

La memoria, infatti, non è solo ricordo, la memoria è strumento che dà al passato la sua forma più attuale, che la rende presente in ogni futuro.

La memoria della Shoah sono le vite segnate, e le speranze, delle persone ad essa sopravvissute, sono la dignità immortale di coloro che non ce l'hanno fatta.

Il sacrificio dei tanti morti nei campi di concentramento è il racconto di chi oggi annega, in un mare oscuro, mosso dalla ricerca di un futuro e di una vita lontana da ogni guerra.

Il viaggio di ritorno verso casa di chi dagli orrori dell'Olocausto è riuscito a fuggire è il viaggio di chi, ai nostri giorni, quella casa è costretto a lasciarla.

E il legame senza tempo, fra il passato, il presente e l'avvenire, può essere solo la parola, quella parola che sa spiegare, insegnare, oltre che raccontare.

Caterina Frustagli in questo strumento crede molto, quando compone i suoi scritti e quando racconta nelle scuole, nelle università, nelle carceri, durante i tanti laboratori a cui partecipa in qualità di esperta, come dalla parola che rimane si possa apprendere, educare e tramandare.

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Stelline