ANIOS, interpreti di lingua dei segni.
Fotografia di una professione sconosciuta
Anios, associazione interpreti di lingua dei segni italiana, ha svolto un sondaggio su un campione di professionisti. Solo il 12,3% degli interpreti rappresenta la quota maschile. Il 42% ha tra i 30 e i 40 anni. Gli interpreti sordi (che traducono da LIS ad altra lingua dei segni e viceversa) sono il 4%.
Chi è l'interprete LIS? Cosa fa? La maggior parte delle persone che non ha mai avuto a che fare con una persona sorda ne ignora l'esistenza. Gli interpreti di lingua dei segni sono un esercito silenzioso, ma molto operoso. Del resto in Italia la LIS non è (ancora) stata riconosciuta. La tutela della professione e dei suoi aspetti etici e deontologici è frutto dell'iniziativa di associazioni di categoria che aderiscono alla legge 4/2013 come ANIOS, attiva dal 1987.
L'associazione ha svolto tramite il CCE, il suo comitato centrale esecutivo, un sondaggio su un campione di 292 professionisti tra luglio e ottobre 2018. Ecco cosa emerge dall'analisi dei dati.
La professione è decisamente femminile con l'87,7% di interpreti donne.
Tra i settori in cui si trovano principalmente ad operare gli interpreti, spicca l'ambito educativo (62,7%): molto spesso i professionisti in possesso di qualifica da interprete vengono assorbiti nel ruolo di assistenti alla comunicazione all'interno delle scuole. Seguono servizi per organismi e istituzioni del settore privato (48,6%), interpretariato in conferenze (48,3%), per organismi ed istituzioni del settore pubblico (48,6%) e a seguire servizi nell'ambito medico (41,1%), accademico (30,8%) e legale (28,1%). Vi sono poi una serie di settori meno frequenti tra cui rientrano quello notarile, turistico, televisivo e religioso.
Le regioni in cui operano il maggior numero di interpreti sono Lazio (30,1%) e Lombardia (16,4%). Seguono Emilia Romagna, Veneto e Piemonte e Campania. Permangono invece zone ancora parzialmente scoperte come Val d'Aosta, Trentino Alto Adige, Molise e Friuli Venezia Giulia.
Il 36,6% ha una laurea (triennale o specialistica) e l'11,6% ha un master. In totale il 48% circa ha insomma una formazione accademica. Mentre il 44% è in possesso di diploma di scuola secondaria superiore.
Lucia Rebagliati, presidente nazionale di ANIOS commenta: "La professione di interprete di lingua dei segni italiana è poco conosciuta anche a causa della mancanza di una legge nazionale che riconosca la Lingua dei Segni italiana, come invece è già successo nel resto d'Europa. Il nostro è un lavoro importante per garantire il diritto delle persone sorde all'accessibilità in qualsiasi ambito della loro vita e la loro piena partecipazione alla vita sociale e politica del nostro Paese. La nostra professione ha implicazioni deontologiche significative. Basti pensare a una traduzione in Tribunale, o in una sala operatoria o nella stipula di un atto notarile. L'interprete LIS è un professionista con solide competenze linguistiche, culturali, deontologiche e ANIOS si fa garante della qualità e del costante aggiornamento dei propri associati ai sensi della legge 4/2013."
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Stelline