lunedì 21 gennaio 2019

ANIOS - interpreti LIS: fotografia di una professione

 

 

 

 

 

 

ANIOS, interpreti di lingua dei segni.

Fotografia di una professione sconosciuta

 

 

Anios, associazione interpreti di lingua dei segni italiana, ha svolto un sondaggio su un campione di professionisti. Solo il 12,3% degli interpreti rappresenta la quota maschile. Il 42% ha tra i 30 e i 40 anni. Gli interpreti sordi (che traducono da LIS ad altra lingua dei segni e viceversa) sono il 4%.

 

Chi è l'interprete LIS? Cosa fa? La maggior parte delle persone che non ha mai avuto a che fare con una persona sorda ne ignora l'esistenza. Gli interpreti di lingua dei segni sono un esercito silenzioso, ma molto operoso. Del resto in Italia la LIS non è (ancora) stata riconosciuta. La tutela della professione e dei suoi aspetti etici e deontologici è frutto dell'iniziativa di associazioni di categoria che aderiscono alla legge 4/2013 come ANIOS, attiva dal 1987.

 

L'associazione ha svolto tramite il CCE, il suo comitato centrale esecutivo, un sondaggio su un campione di 292 professionisti tra luglio e ottobre 2018. Ecco cosa emerge dall'analisi dei dati.

 

La professione è decisamente femminile con l'87,7% di interpreti donne.

 

Tra i settori in cui si trovano principalmente ad operare gli interpreti, spicca l'ambito educativo (62,7%): molto spesso i professionisti in possesso di qualifica da interprete vengono assorbiti nel ruolo di assistenti alla comunicazione all'interno delle scuole. Seguono servizi per organismi e istituzioni del settore privato (48,6%), interpretariato in conferenze (48,3%), per organismi ed istituzioni del settore pubblico (48,6%) e a seguire servizi nell'ambito medico (41,1%), accademico (30,8%) e legale (28,1%). Vi sono poi una serie di settori meno frequenti tra cui rientrano quello notarile, turistico, televisivo e religioso.

 

Le regioni in cui operano il maggior numero di interpreti sono Lazio (30,1%) e  Lombardia (16,4%). Seguono Emilia Romagna, Veneto e Piemonte e Campania. Permangono invece zone ancora parzialmente scoperte come Val d'Aosta, Trentino Alto Adige, Molise e Friuli Venezia Giulia.

 

Il 36,6% ha una laurea (triennale o specialistica) e l'11,6% ha un master. In totale il 48% circa ha insomma una formazione accademica. Mentre il 44% è in possesso di diploma di scuola secondaria superiore.

 

Lucia Rebagliati, presidente nazionale di ANIOS commenta: "La professione di interprete di lingua dei segni italiana è poco conosciuta anche a causa della mancanza di una legge nazionale che riconosca la Lingua dei Segni italiana, come invece è già successo nel resto d'Europa. Il nostro è un lavoro importante per garantire il diritto delle persone sorde all'accessibilità in qualsiasi ambito della loro vita e la loro piena partecipazione alla vita sociale e politica del nostro Paese. La nostra professione ha implicazioni deontologiche significative. Basti pensare a una traduzione in Tribunale, o in una sala operatoria o nella stipula di un atto notarile. L'interprete LIS è un professionista con solide competenze linguistiche, culturali, deontologiche e ANIOS si fa garante della qualità e del costante aggiornamento dei propri associati ai sensi della legge 4/2013."

 

 



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Stelline